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venerdì 4 maggio 2012
Il prof. Marescotti insieme a Fabio Matacchiera
Il prof. Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink, uno dei più conosciuti e stimati ecologisti di Taranto insieme a Fabio Matacchiera, di cui è amico, risponde alle critiche avanzate nei giorni scorsi da alcuni lettori di Taranto che hanno criticato la candidatura di Angelo Bonelli. 


Taranto inquinata da morire. Perché abbiamo deciso di scendere in campo a sostegno di Angelo Bonelli

«Mi complimento per gli sforzi e i risultati ottenuti da Ilva. Attraverso i recenti dati clinici che ci giungono dalle Asl territoriali, emergono dati confortanti in relazioni alle malattie più gravi, patologie che non risultano in aumento, anche grazie al miglioramento dell'ambiente e della qualità dell'aria».
Con queste parole, comparse sulla rivista dell'Ilva "Il Ponte" dell'ottobre 2011, il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno ha siglato la definitiva rottura con il movimento ambientalista che a Taranto da anni si batte contro l'inquinamento industriale.

E quando Nichi Vendola ha scelto come candidato sindaco proprio Ippazio Stefàno, senza consultare la società civile che da anni è protagonista di una mobilitazone importante, è nata una risposta politica che si è tradotta nella candidatura a sindaco di Angelo Bonelli, leader dei Verdi.

Una candidatura richiesta da gran parte del movimento ambientalista tarantino che era sceso in strada di fronte al tribunale quando si è celebrata il 17 marzo scorso la prima udienza dell'incidente probatorio nella quale veniva discussa la perizia che smentiva l posizione ottimistica del sindaco di Taranto.

Una perizia da brividi.

Vi si legge che nel 2010 Ilva ha emesso dai propri camini oltre 4 mila tonnellate di polveri, 11 mila tonnellate di diossido di azoto e 11 mila e 300 tonnellate di anidride solforosa (oltre a: 7 tonnellate di acido cloridrico; 1 tonnellata e 300 chili di benzene; 338,5 chili di IPA). Queste solo le emissioni dei camini. Poi ci sono quelle "diffuse e fuggitive". Quantificate in 2148 tonnellate di polveri; 8800 chili di IPA; 15 tonnellate e 400 chili di benzene; 130 tonnellate di acido solfidrico; 64 tonnellate di anidride solforosa e 467 tonnellate e 700 chili di Composti Organici Volatili.

Poi c'è l'anomala fuoriuscita di gas e nubi rossastre dal siderurgico (slopping), fenomeno documentato dai periti chimici e dai NOE di Lecce, che ammonta a 544 tonnellate all’anno di polveri.

Per farla breve: 210 chili di inquinanti per ogni tarantino.

Su Facebook e sul web dall'agosto dello scorso anno è apparsa la pagina dell'autorizzazione AIA per l'Ilva in cui si legge: “RILEVATO che il sindaco del Comune di Taranto NON ha formulato per l’impianto specifiche prescrizioni ai sensi degli articoli 216 e 217 del Regio Decreto 27 Luglio 1934..."

Proprio così: nessuna prescrizione. Nonostante per quattro anni il movimento ambientalista avesse sostenuto questo sindaco pediatra che faceva ben sperare.

L'impatto dell'inquinamento sugli operai è drammatico. La perizia epidemiologica (che ha seguito quella chimica) attesta fra gli operai Ilva un eccesso di mortalità per tumore allo stomaco (+107%), alla pleaura (+ 71%), alla vescica (+69%), alla prostata (+50%).
Per malattie non tumorali registra un eccesso malattie neurologiche (+64%) e cardiache (+14%).

I periti traggono queste conclusioni per i lavoratori: "Il quadro di compromissione dello stato di salute degli operai dell'industria siderurgica è confermato dall'analisi dei ricoveri ospedalieri con eccessi di ricoveri per cause tumorali, cardiovascolari e respiratorie".

I bambini del quartiere vicino all'Ilva (il quartiere Tamburi) inalano benzo(a)pirene equivalente a mille sigarette anno.
I bambini di Taranto si ammalano di cancro di più (+25%, dicono i dati della perizia).

Sono numeri inaccettabili.

Ne è nata una rottura definitiva fra questo pezzo della società civile e quel mondo politico che ha dato un giudizio positivo sull'autorizzazione AIA all'Ilva. Quella stessa autorizzazione che le istituzioni locali hanno - per forza di cose - dovuto riaprire dopo l'intervento della magistratura e la rilevazione di un dato sconvolgente dei periti epidemiologi nominati dal Trubunale: 30 decessi all'anno per inquinamento industrale. Almeno due al mese.

Per questo motivo una parte consistente del movimento ambientalista ha deciso di far da sé e di scendere direttamente nella competizione politica.

Perché nei prossimi cinque anni ci saranno altri 150 morti se le cose continueranno così come sono state gestite fino a ora.

E proprio dalla società civile, da un gruppo di esperti, è nato un progetto di bonifica per dare lavoro agli operai: per disinquinare un'area di 15 milioni di metri quadri. Un'area che si sta contaminando in profondità. I metalli pesanti stanno contaminando la falda acquifera. Sei analisi su dieci danno il superamento di almeno un parametro nella falda di profondità.

Una questione su cui doveva intervenire il sindaco con urgenza. Anche per evitare che un'area grande due volte la città divenga irrecuperabile per sempre.

Non è quindi una stranezza che un pezzo importante della società tarantina abbia deciso di - politicamente parlando - di cambiare pagina.

Alessandro Marescotti
a.marescotti@peacelink.it



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