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mercoledì 23 maggio 2012
Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente articolo di Paolo Cardenà, al quale però ci sentiamo di fare un appunto: tra le varie riforme proposte nel testo, si legge il "dimezzamento del numero dei parlamentari": alla quale noi siamo fortemente contrari. No, non abbiamo bevuto il vino di mattinata, e il sole di Maggio non ci ha dato alla testa... ;-)  Noi crediamo fermamente che sia necessario ridurre gli STIPENDI e ancor di più, i PRIVILEGI della casta, ma non 

ridurre il numero dei parlamentari, che era uno dei punti salienti del programma della P2, poiché concentrerebbe il potere in mano a meno persone e aumenterebbe enormemente il potere dei "leader". Gestire il voto di 3/400 deputati sarebbe senza dubbio più facile, come lo sarebbe gestire i dissidenti, che sarebbero meno. Sarebbe più facile comprare i deputati ribelli. Inoltre, se fossero tagliati gli stipendi e sopratutto i privilegi, il risparmio prodotto dalla riduzione del numero sarebbe davvero risibile per l'economia di un paese con 60 milioni di abitanti. Chi sostiene che "altrove i parlamentari sono molti meno" dichiara il falso, come potete verificare: ad eccezione degli USA (che non ci sembrano un 'modello' di democrazia da importare) solo i paesi che hanno molti meno abitanti dell'Italia hanno meno deputati. In Inghilterra sono addirittura 1.348, mentre in Francia sono 923; in Germania sono 682, in Spagna (ha meno abitanti) 606. Se l'Italia dimezzasse i parlamentari sarebbe il paese che ne ha meno, sopratutto in relazione al numero degli abitanti.





 Altri motivi per la quale siamo contrari alla riduzione numerica dei parlamentari sono illustrati in questo articolo








Staff nocensura.com



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"Provo disgusto per questi politici"


di Paolo Cardenà

E’ aberrante   e sconcertante     dover constatare i contenuti del dibattito politico all’indomani del risultato elettorale. Un po’ da tutte le parti politiche, per bocca dei vari segretari o dei luogotenenti, si assiste al dilagare dell'ipocrisia  nell'interpretazione  degli esiti  elettorali e tutti, seppur con alcune distinzioni,sembrano aver ottenuto la vittoria elettorale.

 Senza il minimo ritegno e il rispetto dovuto per le tragedie che si stanno consumando in Italia – dall’attentato di Brindisi nel quale ha perso la vita un anima innocente,  al terremoto in Emilia Romagna, fino ad arrivare al dramma di una nazione stretta da una crisi epocale-,  si odono solo toni trionfalistici che tendono a nascondere e sovvertire la realtà dei fatti. Privi di dignità e di ogni sentimento di umiltà, parlano di una vittoria che non c’e e non c’e stata:  proprio come se fosse una vittoria pirrica.
Una vittoria che in realtà è una sconfitta. Anzi per meglio dire una disfatta: quella del popolo italiano. Il trionfo del nulla. Il nulla delle loro menti, delle loro idee, della loro visione politica e strategica della  nazione.
Del tutto incapaci di cogliere  il significato del  voto  di protesta di una popolazione costretta ad orientare la preferenza elettorale tra POLITICI CLOWN e POLITICI COMICI.
Una nazione  ostaggio di qualche migliaio di uomini di partito  arroccati a difesa dei propri privilegi e con la responsabilità, oltretutto e  a loro totale carico, di non aver   consentito  neanche la formazione di una classe dirigente alternativa al loro fallimento.
Una classe politica alla quale va addebitato il disastro che si sta consumando in Italia e che sarà  consegnata alla Storia con il disonore derivante dalla catastrofe che sono stati capaci di commettere.
Incapaci di rappresentare perfino loro stessi,  se non nelle varie comparsate televisive nelle quali ci illuminano  sul loro (non)pensiero: il nulla. Altrettanto incapaci di farsi interpreti delle necessità e dei bisogni  di una nazione prossima al fallimento. Politici che occupano da decenni  i massimi luoghi deputati alla formazione democratica del Paese e  privi  di principi  nobili e aderenti all’interesse di una popolazione perfino usurpata  della propria democrazia.
Purtroppo non godo di una preparazione acuta di diritto costituzionale  tale da consentirmi  di esprimere un parere sulla legittimità del governo in carica , visto che  rimane comunque un governo non eletto.  Sarebbe tuttavia opportuno  indagare e approfondire questo tema anche in considerazione del fatto che  questo  governo,  non direttamente espressione delle volontà popolare,  sta adottando provvedimenti  che impatteranno sulla vita di ognuno di noi e su quella dei nostri figli per i prossimi 20 o 30 anni. Tuttavia, ammesso che esista una legittimazione a favore di questo esecutivo,  ritengo che il difetto di democrazia  si manifesti comunque  in capo al parlamento poiché delegittimato dalla propria azione maldestra e   di conseguenza ormai privo del consenso elettorale. Ne è testimonianza il risultato uscito dalla urne in occasione delle recenti elezioni amministrative.
 Come ho avuto modo di scrivere  qualche giorno fa in un  precedente articolo, i nostri politici avrebbero solo una strada da  perseguire; ovvero quella di consegnare l’Italia al popolo italiano attraverso una riforma costituzionale che:
  • dimezzi del numero dei Parlamentari;
  • restituisca agli elettori il diritto di votare  candidati capaci, onesti, leali e le cui nomine siano completamente svincolate dalle logiche di partito;
  • che siano espressione delle più varie componenti sociali del paese (operai, impiegati, disoccupati, famiglie, imprese,  pensionati,   professionisti ecc.) e non solo rappresentativi  in base a criteri di carattere regionale o circoscrizionale;
  • elimini le province e accorpi i comuni più piccoli al fine di consentire la realizzazione di economie da ridistribuire a favore della collettività e dei redditi più bassi;         
  • visto il disastro di cui i nostri politici sono stati causa, inibisca questi, in via perpetua e irrevocabile, dalla possibilità di sedere sui luoghi deputati all’espressione democratica di ogni livello, e dala possibilità di ricoprire cariche politiche, pubbliche e amministrative.
E' solo questa la riforma che il Presidente Napolitano dovrebbe  favorire  e pilotare dall'alto delle Sue responsabilità istituzionali e a garanzia del futuro del Paese. Solo in questo modo, eventualmente, potranno salvare la nazione e riconquistare l'onore di cui si sono privati con la loro deprecabile azione. 

Questa è una canzone scritta da Battiato nel 1991 e le denunce espresse allora sono ancora  attuali. 




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