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martedì 15 maggio 2012


La microplastica avvelena il Mediterraneo. Le più alte concentrazioni all’Elba, a Portofino e in Corsica. Similare la presenza di plastica per m2 rispetto al Noth Pacific Gyre, ma le particelle sono ancora più piccole

In occasione del festival di Cannes, "Expédition Med" propone tre filmati: "les dessous de Cannes"; "Cannes à bout de Soufle"; "Monaco, sous les yacths" per scoprire la situazione dei fondali marini in Costa Azzurra e l'origine delle tonnellate di rifiuti che vengono sversati regolarmente in mare «E che prefigurano la catastrofe ambientale che si svolge attualmente nel Mediterraneo».

Expédition Med presenta anche una preoccupante "Carte des déchets flottants (densité/unité de surface)" dell'insospettabile Marine Nationale francese che mostra preoccupanti concentrazioni di plastica davanti alla Costa Azzurra e intorno all'Isola d'Elba, con due "strisciate": una parte da Bastia, in Corsica, e l'altra che attraversa l'Arcipelago Toscano da sud a nord.

Expédition Med spiega che «questi macro-rifiuti galleggianti (in plastica tra l'80 e il 90%) provengono in maggior parte da terra. Trasportati dai fiumi, dai venti e dalle acque di ruscellamento, sono, in un primo tempo, responsabili di una vera ecatombe animale che diventa urgente denunciare e fermare: 1 milione di uccelli marini e 100.000 mammiferi marini muoiono per i nostri rifiuti ogni anno».


Ma non è che l'inizio: «In seguito, si degradano progressivamente e si frammentano nell'ambiente marino in micro-particelle (5 mm). Le prime stime realizzate sulle iniziali campagne scientifiche dell'Expédition MED hanno valutato in una quantità di 290 miliardi il numero di microplastiche, galleggianti nei primi  10 - 15 cm d'acqua, che sono alla deriva nel Mediterraneo. Al di là della quantità sono gli impatti sulla biodiversità e i reali rischi sanitari che interessano il futuro con queste microplastiche».

Expédition Med presenta anche i risultati della ricerca "Neustonic microplastic and zooplankton in the North Western Mediterranean Sea", pubblicati sul Marine Pollution Bulletin, dal quale vengono fuori preoccupanti dati sulla concentrazione di micro-plastiche intorno all'Elba.

La ricerca alla quale hanno lavorato scienziati del Mare Center, Laboratory of Oceanology, dell'università di Liegi (Belgio), della Stareso di Calvi (Corsica), dell'Institut français de recherche pour l'exploitation de la mer (Ifremer) e della stessa ‘‘Expédition Med'', evidenzia che nel 90% delle 40 stazioni di prelievo sono state trovate particelle di microplastica (dimensioni 0,333-5 mm) di vario tipo: «Per esempio, filamenti, polistirolo o film plastici sottili. Il 30% dei campioni conteneva più di 0,1 particelle/m2. Un totale di 4.371 particelle di microplastica, con un peso totale a secco di 7,9 g, sono state raccolte. Il peso medio delle microplastiche era di 1,81 mg per particella, con una concentrazione media di 2,02 mg/m2. Una concentrazione media di 0,116 particelle/m2 osservata per l'area totale esaminata», cioè il Mediterraneo occidentale, dalle coste tirreniche italiane alla Costa Azzurra.

«I valori di abbondanza delle particelle di plastica fluttuano ampiamente tra le stazioni: 0 particelle/m2 presso le stazioni 27-28-29-31 (parte Occidentale); 0,010 particelle/m2 nella stazione 33 (Marsiglia); 0,892 particelle/m2 alla stazione 9 (Isola d'Elba). Infatti, lo studio evidenzia che «Le più alte abbondanze (> 0,36 particelle/m2) sono state osservate presso le "shelf stations" (Isola d'Elba e Portofino) associate alla direzione del vento e nella parte costiera di un transetto di 10 stazioni orientato perpendicolarmente alla costa occidentale della Corsica, dove una zona di convergenza è associata al Liguro-Provençal Front».

Comunque le concentrazioni delle microplastiche sono cambiate tra il primo ed il secondo periodo della ricerca, con un calo del livello medio (superiore a 0,05 particelle/m2) del 19% nelle stazioni campionate nella seconda fase della ricerca. «Questa differenza potrebbe essere legata all'impatto della velocità e direzione del vento - dicono i ricercatori belgi e francesi - Le concentrazioni di particelle microplastiche misurate durante la prima parte del sondaggio (media: 0,306 mg/m2; stazioni 1-24, area orientale) sono state 5 volte maggiori di quelle misurate durante la seconda parte del sondaggio (media: 0.060 mg/m2, stazioni di 25-41, area occidentale). Questa notevole differenza può essere spiegata dai cambiamenti drastici in condizioni di vento (vento forza 5-6 B) durante la seconda parte del sondaggio. Lo stress del vento provoca un conseguente aumento della miscelazione e della ridistribuzione verticale delle particelle di plastica negli strati superiori della colonna d'acqua».

L'abbondanza media di microplastica è più o meno la stessa stimata per il famigerato North Pacific Gyre (0,334 particelle/m2), ma i valori sono significativamente superiori a quelli ottenuti in 20 anni di monitoraggio nel Mar dei Caraibi (0.001 particelle/m2) e nel Golfo del Maine (0,002 particelle/m2), così come nel North Atlantic Gyre (0.020 particelle/m2),dove la Subtropical Convergence è responsabile dell'accumulo di particelle galleggianti.

«È probabile che la grandi abbondanze di micro-frammenti ottenute in questa valutazione siano dovute alla configurazione specifica del sistema Mediterraneo semi-chiuso - spiegano i ricercatori - Il Mediterraneo è soggetto ad immissioni di rifiuti permanenti, come quella si verifica sulla piattaforma continentale del Golfo del Leone. Questa zona è interessata dal deflusso del fiume Rodano e da venti da NW (i venti di maestrale e tramontana) che trasportano i rifiuti verso le acque al largo».

I primi risultati suggeriscono però che il peso medio delle particelle del Mediterraneo nord Occidentale (1,81 mg) sia più piccolo rispetto a quelle del North Pacific Gyre (14,97 mg), dove si trovano soprattutto microplastiche derivanti dalle attività della pesca. Nel Mediterraneo Toscano Ligure e Francese i frammenti di plastica proverrebbero invece in gran parte da terra e la loro dimensione ridotta (il 69% era più piccolo di 2 mm) «Potrebbe essere dovuta ad una  più intensa azione meccanica, ad un tempo di permanenza più lungo (con un'età superiore dei detriti) o ad un "fouling" più forte che ha a coinvolto detriti.

Fortunatamente, il peso dello zooplancton nell'area interessata dalla ricerca oscilla tra 0,041 e 1,81 mg/m2, e il rapporto medio tra il peso delle micro-plastiche e il mesozooplancton era di 0,5, «Relativamente basso rispetto ad altre regioni».

I ricercatori evidenziano che «Pochi studi hanno affrontato l'impatto della microplastica sugli organismi filtratori o altri animali planctivori. Una grande abbondanza di microplastica all'interno della zona fotica potrebbe al tempo stesso concorrere con il plancton e minaccialo. L'habitat neustonico (dei microrganismi che vivono nell'interfaccia acqua-aria, ndr) è una zona di alimentazione per vari organismi che catturano plancton attivamente o attraverso il filtraggio dell'acqua. Esperimenti di laboratorio dimostrano che anfipodi, crostacei e vermi possono ingerire microplastica. In questi esperimenti, frammenti di plastica sono stati  trovati nello stomaco degli animali da esperimento. Anche le salpe possono essere influenzate, perché non sono in grado di distinguere i frammenti di plastica dal plancton. Microplastiche sono state i trovate nelle viscere di alcuni pesci (Myctophidae, Stomiidae e Scomberesocidae) nel North Pacific Gyre, con una media di 2,1 pezzi per pesce. Nel Mediterraneo, nel corso della presente indagine, micro-frammenti di plastica sono stati trovati nello stomaco di myctophids (Myctophum punctatum)».

Lo studio conclude affermando che «Molti aspetti della distribuzione e dell'impatto sull'ambiente delle microplastiche  richiedono ulteriori studi. Gli effetti fisiologici legati all'ingestione di plastica sono poco conosciuti, come lo sono le implicazioni dell'ingestione di plastica per la catena alimentare. Le microplastiche  possono essere un vettore significativo di sostanze chimiche lipofile (Pop) e una fonte di sostanze inquinanti, quali polietilene, polipropilene, e polifenoli che possono potenzialmente influire sugli organismi. Sono necessari ulteriori studi per valutare i meccanismi di trasferimento di questi composti dalla plastica agli organismi zooplanctonici alla base della catena alimentare. Inoltre, i frammenti di plastica possono agire come substrati per consentire il trasporto di specie aliene».


fonte: Greenreport


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