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lunedì 23 aprile 2012
Inviato da Renato Capasso a nocensura.com

L’Italia non è il più unito dei paesi, non lo è mai stato. Ma non è discutere di questo che darà al paese migliori prospettive. L’unica cosa certa è che l’Italia ha un cancro, uno di quelli con metastasi ovunque. Ed eradicarlo non sarà una cosa facile, specie se continuiamo a fare il gioco di chi sa sfruttare la nostra divisione per garantire il fallimento di tutte le iniziative.
L’Italia è un paese ricco, ricco di storia, ricco di cultura, ricco di risorse. Ciò che abbiamo fa invidia a molti. A troppi. I nostri vini, il nostro grano, il nostro olio, gli infiniti prodotti gastronomici non hanno eguali al mondo. Le bellezze dei nostri paesaggi, lo splendore dei nostri mari. Gli infiniti monumenti che la storia ci ha lasciato. La nostra industria, un tempo fiorente, fatta di marchi che risuonano in tutto il mondo come Ferrari, Lamborghini, Bugatti , Alfa Romeo, Lancia, Fiat, Stock 84, Borsci, Ducati, Olivetti, Aprilia, Mv Agusta, ecc.
Tutto questo rischiamo di perderlo, perché difronte al pericolo si è incapaci di creare un’unione, un movimento compatto in grado di contrastare un governo che nessuno ha voluto. Per il quale nessuno ha votato. Un governo asservito all’Europa, che, amici cari, non farà mai gli interessi dell’Italia.

Cosa ci manca? Abbiamo la capacità di produrre qualsiasi cosa e di farla meglio di chiunque altro. L’Italia è ricca di menti brillanti ,è ricca di gente qualificata, in grado di affrontare e superare qualsiasi sfida. Ma siamo divisi. La storia ha imposto questo , possiamo decidere di continuare ad esserlo, ma non possiamo permetterci di esserlo adesso. Farlo significherebbe servire su un piatto d’argento Nord, Centro e Sud a questi squali famelici che dopo averci spolpato per bene brinderanno coi nostri vini sulle nostre tavole, senza neppure ringraziarci.
Stanno ammazzando il nostro paese, non ve ne rendete conto? Come si possono mandare avanti stupide diatribe quando ogni giorno tante persone si ammazzano oberate da debiti che non hanno mai contratto. Debiti il più delle volte causati da uno stato che non paga i servizi resi.
Sappiamo lamentarci , indignarci, schifarci, ma …nel concreto cosa stiamo facendo? Quello che sappiamo fare meglio: accusare gli altri. Chiunque altro. Le amministrazioni precedenti, i politici della fazione opposta, la vicina di casa…chiunque ma non noi. Pochi si battono affinché le cose vadano come devono andare.
Nessuno può arrivare fino in fondo perché ostacolato dal più temibile dei mali: l’indifferenza. La brutta malattia di tutti coloro che credono che a risolvere i nostri problemi debba sempre pensarci qualche altro.
La crociata di pochi non serve a nulla. Tutti :disoccupati e lavoratori, casalinghe, pensionati e studenti , dovrebbero scendere a manifestare, non divisi in sparuti gruppetti capeggiati ora da qualche sindacato ora da qualche politico emergente che spinto dalla brama di potere non esita a sfruttare l’avvenimento per farsi propaganda. Dobbiamo essere compatti ed uniti da un obbiettivo comune! Un obbiettivo che non appartiene a nessuna corrente politica, a nessun partito. Perché l’Italia è nostra , non è dei partiti o dei politici. Non aspettiamo che sia il vicino di casa a fare la prima mossa. Alziamo il sedere dalla sedia e riprendiamoci il nostro paese! Eliminiamo la dittatura delle banche e ripristiniamo la democrazia. Se non vogliamo farlo per noi stessi è tuttavia una cosa che dobbiamo ai nostri figli se è vero che li amiamo. Il nostro è il presente, loro è il futuro.

Nella speranza di risvegliare qualche coscienza assopita, porgo i più cordiali saluti a tutti i lettori.

Renato Capasso

Contatto facebook : Renato Capasso
E-mail ren1976@tin.it  - renato.capasso76@gmail.com



1 commenti:

Anonimo ha detto...

in quanto a protestare sono d'accordo, ma vorrei soprattutto si creassero occasioni. A Report di domenica 22 aprile 2012, "Smarcamenti in campo", hanno mostrato che è possibile organizzarsi, perfino per creare banche più umane. In Argentina hanno contribuito a risollevare l'economia.
Inizi scrivendo che non siamo il più unito dei Paesi. Ed è vero. Basta guardare l'evasione fiscale.
E purtroppo qualcuno pensa ancora che togliendo un poco a chi ha già poco si possa risollevare la nostra nazione. Illudendosi che pochi facoltosi possano fare chissà cosa per ridare slancio all'economia italiana. Nel frattempo non poche persone si rivolgono al partito o al sindacato, considerandolo un'estensione della famiglia, per ottenere ciò che spetterebbe loro andando in un ufficio pubblico.
Accolgo il tuo appello a non lasciarci andare a tristi pensieri. Penso soprattutto alle troppe persone che si sono date fuoco o suicidate in questi mesi. Ma non so a che prezzo ne usciremo fuori.

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