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domenica 15 aprile 2012
Ricordate il video "ALLUCINANTE: ORA LA GERMANIA VUOLE IL NOSTRO ORO!" (che vi proponiamo di seguito) che abbiamo pubblicato Su Facebook il 31 Gennaio, condividendolo anche di recente con l'invito a "fissarlo bene nella memoria, perché quanto illustrato è ciò che succederà nei prossimi mesi" ?



EBBENE, IL MOMENTO "ATTESO" SEMBRA PROPRIO ESSERE ARRIVATO! 

Lo aveva previsto anche Nigel Farage, nell'ambito dell'intervista che ci aveva rilasciato in eslusiva il 14 FebbraioRiportiamo le testuali parole: 

"l'Italia, nonostante le sue immense riserve auree, (o forse per preservare la riserva aurea) diventerà certamente l'obbiettivo di un "attacco" della Troika. Questo se non succederà "molto presto", succederà "abbastanza presto".[fonte]

Le riserve auree italiane sono diminuite (in valore) di 5,669 miliardi SENZA DIRE NIENTE AI CITTADINI! Tutto è andato secondo le (peggiori) previsioni. E' una cosa sconcertante, ma che ormai non ci stupisce. E ci conferma come il "disegno" dei banchieri e delle lobby dell'alta finanza, nonostante i loro giochetti mediatici, sia più prevedibile di quanto vorrebbero. A patto di analizzare le vicende con obiettività e lungimiranza, senza dare ascolto alle TV.


I mercati vengono condizionati ad uso e consumo delle lobby dell'alta finanza (in pratica "i mercati" sono loro) favorendo la speculazione a danno dei cittadini.

- - - - -
Di seguito l'articolo di "Rischio Calcolato" - tratto da "frontediliberazionedaibanchieri"

L'ITALIA STA VENDENDO LE RISERVE D'ORO, SIAMO SEMPRE PIU' VICINI ALLA GRECIA !
di Mauro Bottarelli

Le riserve auree diminuite in valore di 5,669 miliardi a 98,123 miliardi al 31 marzo 2012. Si vendono l’oro e senza dire niente ai cittadini! Dov’è finito quell’oro: venduto ai russi o ai cinesi, avidi compratori di riserve auree in questo momento? Oppure è andato in pegno alla Bce come collaterale di qualcosa, su richiesta della Bundesbank sempre più terrorizzata dalle perdite potenziale del programma Target 2? Una cosa è certa, l’operazione non nasce dall’emergenza. Lo scorso novembre, infatti, fecero scalpore per qualche ora le dichiarazioni del presidente della Commissione parlamentare per l’Europa del Parlamento tedesco, Gunther Krichbaum, in un’intervista al quotidiano “Rheinischen Post”: per ridurre il debito pubblico, l’Italia deve mettere in vendita una parte delle riserve auree.

La singolare proposta giunse dopo il netto no della Germania alla richiesta di vari Stati europei di un utilizzare le riserve auree della Banca centrale tedesca a ulteriore garanzia del cosiddetto Fondo salva Stati (Efsf) nel caso in cui la situazione economico-finanziaria peggiorasse. Pochi giorni dopo, si unì a questo coro anche Michael Fuchs, vicecapogruppo della Cdu, il partito di Angela Merkel, che al Bundestag tuonò: «Gli italiani devono mettere a posto i conti, quindi o portano a termine le privatizzazioni oppure vendono le loro riserve di oro». Un’opinione sottoscritta anche da Frank Schaeffler, dell’Fdp, che considerava «necessario» che gli Stati indebitati «vendano parte del loro oro o lo depositino a garanzia presso la Banca centrale europea». E l’Italia può in effetti contare su quasi 2.500 tonnellate di oro, la quarta riserva al mondo dopo Usa, Germania e il Fondo monetario internazionale, per un valore stimato intorno ai 102 miliardi di euro. In questo senso, la vendita del 20% del totale detenuto coprirebbe l’esborso richiesto dagli accordi internazionali.

Peccato che questo sarebbe un segnale di decadenza che avrebbe pesanti conseguenze sull’economia, sugli equilibri dei mercati e sulle valutazioni delle agenzie di rating: insomma, il governo dei tecnici bocconiani pare che abbia fatto come le famiglie indebite che portano catenine e fedi nuziali ai “Compro oro” per pagare le bollette scadute! E senza dire nulla a nessuno, ma soltanto seguendo pedissequamente le richieste tedesche. Il fatto è che quell’oro non è proprietà dello Stato italiano ma del popolo italiano, tanto che lo stesso Giulio Tremonti, quando nel 2009 voleva tassare le plusvalenze generate dalle riserve di Bankitalia, fu bloccato dal governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, che disse in Parlamento «Siamo sicuri che l’oro sia della Banca d’Italia e non del popolo italiano?» e dallo stesso Mario Draghi, all’epoca a capo di Palazzo Koch, secondo cui «le riserve auree appartengono agli italiani e non a via Nazionale».

E queste pratiche non sono una novità nel nostro Paese. Nella primavera del 1976 a Palazzo Chigi c’era Aldo Moro e il Tesoro era nelle mani di Emilio Colombo. La crisi valutaria imperversava e fu inevitabile ricorrere all’aiuto del governo tedesco di Helmut Schmidt che concesse un prestito di due miliardi di dollari, chiedendo però in garanzia 540 tonnellate d’oro, che traslocarono contabilmente dai libri della Banca d’Italia di Paolo Baffi a quelli dell’Ufficio italiano cambi. Fino al 1997, quando il passaggio inverso determinò una gigantesca plusvalenza sulla quale Palazzo Koch pagò 3.400 miliardi di lire di imposte: una manna per il governo di Romano Prodi, impegnato nel tentativo di riportare il disavanzo pubblico sotto il 3% del Pil per poter agganciare l’ euro, visto che l’incasso imprevisto avrebbe contribuito ad abbattere di un altro 0,18% il rapporto fra deficit e Pil. Peccato che Bruxelles, dove già avevano detto no alla rivalutazione delle riserve auree tedesche e alla vendita dell’oro della Banca centrale del Belgio, non diede il proprio consenso. Come siamo entrati nell’euro, poi, è cosa nota a tutti.

Com’è, come non è, a febbraio di quest’anno il quotidiano britannico “The Independent” rilanciava la conferma di una forte pressione tedesca fin dall’inizio del 2012 affinché Roma mettesse mano alle sue riserve per incidere sullo stock di debito: insomma, dove non arrivò il governo Prodi – che propose inoltre la vendita di piccole quantità delle nostre riserve per incentivare lo sviluppo dell’economia nazionale – potrebbero essere arrivati i professori, i tecnici. Tanto che il 19 gennaio scorso i deputati Fabio Rampelli e Marco Marsilio presentarono un’interrogazione parlamentare (con richiesta di risposta scritta) indirizzata al ministro dell’Economia e delle Finanze – leggi Mario Monti – per chiedere lumi al riguardo. A tutt’oggi, che io sappia, si attende risposta.

Signore e signori, questi si vendono l’oro (può essere un’alternativa, ma è sempre l’ultima e comunque andrebbe quantomeno annunciata e discussa in Parlamento) mentre le banche incassano e gioiscono (e non pagano nemmeno l’Imu per le sedi delle Fondazioni, il vero cancro politico-economico del sistema): attenzione, la strada che abbiamo intrapreso è decisamente greca. E con la Spagna destinata a ristrutturare in parte il debito entro l’autunno, rischiamo davvero grosso.


7 commenti:

Anonimo ha detto...

"Le riserve auree diminuite in valore di 5,669 miliardi a 98,123 miliardi al 31 marzo 2012." Non ho capito bene questa parte, prima mettete "diminuite di 5,669" e poi c'è quel "a" che và ad una cifra che è molto più grande di quella di prima....sembra che le riserve auree siano aumentate .-.

Anonimo ha detto...

Credo che la soluzione sia quella di abbandonare definitivamente le banche e di ritirare l'oro contro valore in euro.
Una volta fatta questa operazione, questi autentici parassiti dell'uomo, saranno costretti a lavorare, magari nei campi a coltivare patate. Nelle stalle a spallare la merda dei maiali, o semplicemente, fargli ritornare alla realtà e convincerli di quanto hanno rubato per vivere fin'ora alle spalle di tutti.
Banchieri, bancari, banche.
Se la Germania non vuole restare con noi, che vada fuori dall'europa che fà a tutti un gran piacere. Basterebbe non comprare piu neanche una sola macchina tedesca.

Francesco Salistrari ha detto...

Mi spiegate the quale data viene calcolato il calo delle riserve (oltre 5.000 mld)? Se l'intervallo di tempo è su base mensile (febbraio-marzo) il "calo" delle riserve è semplicemente dovuto al deprezzamento dell'oro sui mercati (nell'ordine del 5,5%). Se al contrario il calcolo comincia da gennaio le cose cambiano. Chiedo a chi ha pubblicato l'articolo o a chi conosce la risposta di fare chiarezza. Credo sia dovuto visto che l'argomento non è da poco.

Anonimo ha detto...

Francesco giustamente vi chiede (4 giorni fa) da dove arriva il dato "calo delle riserve", ed é importante la vostra risposta dato che questo vostro articolo sta circolando in rete. Se l'informazione (peraltro confusa) non é corretta é doverosa una vostra rettifica, se corretta é bene precisarla vista l'importanza. grazie (sergio)

Anonimo ha detto...

bankitalia usa il costo storico:

10/04/2012 - Oro - Scusi dove ha preso i dati? (J B) A me pare che sia variato il saldo finanziario delle riserve in oro perchè ovviamente l'oro quota di meno rispetto al mese precedente. Se tra un mese il valore delle riserve aumentasse del 80 %, significherebbe che la banca d'Italia ha acquistato oro? A me pare di no. Attendo suoi lumi nel merito.
RISPOSTA:Caro JB, il suo ragionamento non fa una piega. Ovviamente è il valore in dollari dell'oro (e quindi in euro) che è calato rispetto ad un mese prima, da 1700 a 1600 dollari l'oncia, moltiplicando poi per 2.500 tonnellate si fa presto a conteggiare dei miliardi di euro in meno. MA LA BANCA D'ITALIA USA IL COSTO STORICO. Cordialmente (Mauro Bottarelli).

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2012/4/10/GEOFINANZA-Che-fine-ha-fatto-l-oro-di-Bankitalia-/266174/

Anonimo ha detto...

conoscendoli,avete ancora dubbi? al posto dell'oro,avranno messo mattoni dipinti...

Anonimo ha detto...

Non è corretto. La banca 'italia non applica il costo storico alle riserve auree (ci mancherebbe...). A pagine 203 della relazione annuale 2012 si legge chiaramente che le consistenze in quantità (tonnellate) sono immutate, la differenze è da ascrivere ai movimenti del prezzo in dollari dell'oro.

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