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sabato 7 gennaio 2012
Chiuso per mancanza di utenti. Non si parla di negozi, aziende spazzate via dalla crisi, o di una impresa che non vende. Si parla di carceri. In Olanda si vedono infatti i risultati della legalizzazione delle droghe leggere accompagnata da una seria politica educativa di educazione rispetto ad uso e conseguenze in caso di abuso. 


Risultato il paese dei mulini a vento, che fino a pochi anni fa aveva come l’Italia il problema del sovraffollamento carcerario, c’è stata una drastica riduzione delle detenzioni. L’Olanda ha 16.6 milioni di abitanti, e le sue carceri possono ospitare in condizioni decenti, 14 mila detenuti. Ma nel 2011 il numero dei reclusi è sceso a 12 mila. Addirittura il ministro della giustizia, Nebahat Albayrak sta ponendo il problema dei 1200 operatori carcerari il cui posto di lavoro è a rischio e si sta valutando l’ipotesi di ospitare detenuti dal confinante Belgio. Da noi vigono ancora leggi infami come la Fini Giovanardi e la Bossi Fini che, messe insieme, producono un buon 60% dei detenuti, in carceri stracolme (68 mila persone per 40 mila posti effettivi) un alto numero di suicidi, di tentativi di suicidio, una percentuale altissima di persone in custodia cautelare in attesa di giudizio.
Ma di abrogare leggi così ingiuste, inutili e dannose non se ne parla. Anche per il centro sinistra l’argomento è tabù, potrebbe far perdere consenso nel pensiero dominante che vede nel sistema penale e repressivo una soluzione a tutti i mali e disagi prodotti dal modo di vivere e produrre. Quanto accaduto in Olanda non è un fatto isolato, anche il Portogallo, dopo la legalizzazione sta vedendo diminuire anche il numero dei reati connessi allo spaccio e potrebbe doversi trovare ad affrontare un problema simile a quello Olandese. Ma l’Italia, quando si tratta di colpire i soggetti vulnerabili, preferisce prendere esempio dagli U.S.A , il paese con la concentrazione media di detenuti più alta. Nella sola California, la cui popolazione è poco più del doppio di quella olandese, i detenuti sono 171 mila. Del resto negli Usa le carceri sono un business fantastico e intoccabile. L’Italia, colpita dalla crisi e che ancora non ha provato a privatizzare le carceri (sperimentandola invece con la detenzione amministrativa dei migranti nei Cie), cerca risorse per incrementare la realizzazione di istituti di pena. Il governo tecnico ha da poco deciso infatti che il ricavato dell’8 per mille che i cittadini destineranno allo Stato e non al Vaticano, sarà ripartito fra Protezione Civile e carceri. I brillanti tecnici hanno anche pensato di poter detenere le persone in esubero nelle celle di sicurezza delle questure. Luoghi più opachi dove sarà più semplice far suicidare o provocare “involontariamente” malori a persone considerate da chi comanda non degna di vivere.


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