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mercoledì 11 gennaio 2012
In base all’ultimo rapporto elaborato in Italia dall’ISPRA ( Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ), nel 2009 ogni abitante del nostro Paese ha “prodotto” in media oltre mezza tonnellata (532 chili) di rifiuti. Una quantità che è raddoppiata negli ultimi 40 anni. E in Europa le cose non vanno molto meglio: i dati Eurostat del 2007 parlano di 522 chili di rifiuti a persona ogni anno. Dati che, dice l’ISPRA, sono il risultato di un sistema di produzione, trasporto e distribuzione non più sostenibili e che contribuiscono per quasi il 50% alle emissioni nocive che favoriscono i cambiamenti climatici. Nella prospettiva di un cambiamento radicale, l’Unione europea ha intanto proposto una serie di inziative che, dal 19 al 27 novembre 2011, sono confluite nella Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (Serr).

PREVENZIONE –  La Serr, giunta alla sua terza edizione, intende sensibilizzare i cittadini europei al concetto di “prevenzione dei rifiuti”, che può essere definito come una “riduzione della generazione di spazzatura”. “Questa iniziativa è nata nel 2008 – spiega Roberto Cavallo, presidente dell’Associazione internazionale di comunicazione ambientale e organizzatore dell’evento italiano – all’indomani della direttiva quadro 98/2008 sulla gestione dei rifiuti”.
Una normativa con cui la Ue per la prima volta ha fatto leva sui concetti di prevenzione, riutilizzo, riciclo e smaltimento, la cosiddetta gerarchia dei rifiuti. “La questione è innanzitutto culturale – sottolinea Cavallo – e lo scopo è proprio quello di iniettare nella popolazione mentalità e pratiche virtuose”. Come, ad esempio, usare borse riciclabili o riutilizzabili, bere acqua del rubinetto, limitare l’uso delle stampanti, utilizzare pile ricaricabili, evitare lo spreco di cibo, evitare l’eccesso di imballaggi, incollare l’adesivo ‘no pubblicità’ sulle cassette della posta, acquistare ricambi ecologici, produrre concimi tramite compostaggio domestico, regalare gli abiti smessi.
AZIONI NELLE COMUNITA’ – Durante la settimana chiunque, dagli scolari, alle imprese, alle istituzioni, impara a svolgere azioni virtuose per dare il buon esempio. Tutte le iniziative hanno però una base comune, uguale in tutta Europa: “Lo scopo delle azioni comuni – specifica Rosa Puigi Morè della segreteria organizzativa della Serr italiana – è quello di dare linee guida da utilizzare allo stesso modo in tutta Europa, così da poter comparare la stessa tipologia di dati in tutto il continente”. Gli eventi sono stati suddivisi quindi in macroaree: riduzione dei rifiuti cartacei; riduzione di quelli da cibo; ripara/riutilizza e riduzione degli scarti dovuti all’eccesso di imballaggi. La partecipazione in Italia è stata elevatissima: il nostro Paese, dopo la Francia capofila del progetto, è quello che contribuisce di più, con 960 eventi. Tra le regioni più impegnate, il Lazio conta ben 211 «azioni», seguito da Lombardia (127) e Piemonte (85). Ottimo il piazzamento della Campania, prima regione del Sud, con 65 iniziative. Quest’anno, accanto ai privati, si è mosso anche il pubblico: oltre a tantissimi comuni, sono sei le giunte regionali e quindici quelle provinciali che hanno deciso di aderire alla Serr. A queste si aggiunge anche la Camera dei Deputati, che per questa settimana ha bandito l’uso delle bottigliette di plastica: in aula e nei corridoi di Montecitorio sarà possibile bere solo dagli erogatori.
NO ALLO SPRECO DI CIBO – Una delle tante iniziative proposte durante la Serr si occupa degli scarti della grande distribuzione. Spesso causati solo da un difetto del pacchetto o dell’imballaggio: questo significa che il cibo non va a finire sugli scaffali del supermercato, ma direttamente in discarica. Uno spreco inimmaginabile. Per arginare questa pratica, la cooperativa bresciana Cauto ha realizzato il progetto NOW ( No more organic waste). “Il nostro scopo è ridurre di circa l’85% la quota di rifiuti indifferenziati nella grande distribuzione organizzata”, ha spiegato una rappresentante della cooperativa. La onlus, che ha stretto accordi con importanti catene di ipermercati della zona di Brescia, ha messo in campo un gruppo di circa 50 volontari che tutti i giorni si sono occupati di differenziare i rifiuti e di donare il cibo scartato, ma ancora fruibile, alle associazioni che si occupano dei più bisognosi.

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