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lunedì 12 dicembre 2011

di Dott. Stefano Montanari


“I filtri antiparticolato non sminuzzano le polveri, le accumulano e ciclicamente le bruciano, rendendole innocue, completando così  il percorso di corretta combustione del gasolio. Chi sostiene il contrario evidentemente sbaglia, dimostrando di non aver capito niente del loro funzionamento”.
Ecco qua: siamo serviti. L’assessore regionale lombardo Raimondi mi ha messo un bel cappello d’asino e, con quello ben calcato in testa, mi ha spedito dietro la lavagna. Sì, perché io sono tra quelli che non hanno capito niente del funzionamento di quei miracolosi dispositivi che trasformano le porcherie scaricate nell’ambiente dai motori Diesel (http://www.youtube.com/watch?v=XlS0LI7Si1g) in qualcosa d’“innocuo”.
Lo confesso: io non sono aggiornato. Io sono rimasto ai principi di fisica, di chimica e di tossicologia di un tempo e, con gli anni, li ho integrati con le scoperte e le ricerche di mia moglie e mie, scoperte e ricerche attraverso cui, dopo la lezione che l’assessore m’impartisce, con ogni evidenza abbiamo gabbato, tra gli altri, la Comunità Europea, la FAO, l’ISO, la NATO, il Dipartimento di Stato USA e perfino, al colmo dell’ironia, l’FBI. Poi, per fortuna del mondo, il nostro Raimondi, noto per i suoi contributi scientifici all’universo e in altri siti come e più del dottor Dulcamara di donizettiana memoria, ha fatto venire a galla la verità.
Allora, vediamo un  po’.
Il motore Diesel ha la brutta abitudine di produrre particelle carboniose grossolane, e queste vanno a costituire il grosso delle PM10, le polveri regolate per legge che non possono superare i 40 microgrammi per ogni metro cubo normalizzato d’aria. L’amministrazione nel cui territorio si supera quel limite per un po’ di volte (succede quasi dappertutto) viene bacchettata dall’Europa Unita e, dunque, bisogna metterci una pezza. Pezza ancor più indispensabile da quando entrerà in vigore la legge non più sulle PM10 ma sulle 64 volte più leggere PM2,5.
Le pezze ci sarebbero ma… Ma sono impegnative perché contrasterebbero sia con le abitudini del popol bruto, la cui pigrizia viene vantaggiosamente coccolata, sia, e questo è fondamentale, con gl’interessi di chi, in modo più o meno etico, maneggia denaro, “politici” (virgolette obbligatorie) ampiamente compresi.
Che fare, dunque? Beh, la cosa più semplice, sbrigativa e indolore è quella d’imbrogliare le apparecchiature di controllo. Lo si fa dovunque e quindi, come insegna la storia del diritto, il costume fa la legge.
Per motivi che nulla hanno a che fare con la scienza e, soprattutto, con la medicina, le polveri sospese sono valutate per massa, cioè, per semplificare, in ragione del loro peso. Chi ricorda un po’ di geometria solida imparata alle scuole elementari sa che una sfera da 10 micron di diametro pesa 1.000 volte più di una da un micron e un milione di volte più di una da 0,1 micron. È così che una particella da 10 micron viene considerata equivalente a 1.000 da 1 o ad un milione da 0,1. È la legge. Ahimè, però, la Natura vuole altrimenti e una sola particella da 1 micron è molto più aggressiva per la salute di una da 10 micron. Quelle da 0,1, poi, sono infinitamente più tossiche. Eppure, uno, mille, un milione… per la legge non fa differenza: si valuta il peso e basta.
E qui sta il trucco.
Il filtro antiparticolato cattura con ottima efficienza  le particelle carboniose che escono dalla combustione del gasolio avvenuta nella camera di scoppio dei cilindri. Si tratta di roba piuttosto grossa, visibilissima alle centraline di controllo, che, immessa in atmosfera, non è certo benefica. Niente, però, a paragone delle particelle più piccole e, di conseguenza, più penetranti nei riguardi dell’organismo. Persino l’ARPA si è accorta di questo, ed è tutto dire.
Come è ovvio, dopo un po’ di chilometri (pochissime centinaia) il filtro s’intasa e con il filtro tappato l’automobile si ferma. Chi ha progettato il congegno, allora, ha previsto che, quando l’intasamento supera una certa quota e l’auto avanza a prestazioni troppo basse, la polvere catturata dal filtro venga bruciata. Questo con l’aiuto di additivi che vanno, a seconda del modello, dall’ossido di cerio al ferrocene al gasolio stesso. Ecco, allora, che tutto quanto era stato catturato viene scaricato alla temperatura di diverse centinaia di gradi nell’ambiente senza che un grammo vada perso.
A questo punto chiedo all’assessore Raimondi dove stia il vantaggio di montare un coso costosissimo sia in acquisto sia in manutenzione se ciò che uscirebbe senza esce comunque con. Se, poi, l’assessore Raimondi possiede un’auto con il filtro sa che, perché l’aggeggio si ripulisca, occorre viaggiare a velocità relativamente alta, meglio se in salita, con questo obbligando a viaggi inutili, cosa che può disturbare le signore che usano la macchina solo per andare a fare la spesa o i tassisti cittadini o gli autobus che viaggiano quasi sempre più o meno a passo d’uomo o di bicicletta.
Ma c’è di più.  L’intasamento progressivo della linea di scarico obbliga il motore a vincere una contropressione che aumenta fino allo spurgo (“rigenerazione” in termine tecnico) e, per questo, a consumare più carburante che, poi, una volta bruciato deve essere espulso in atmosfera. Il tutto con un progressivo decremento delle prestazioni.
E il gasolio che serve non per spingere il motore ma per bruciare la polvere? E gli additivi (ossido di cerio e ferrocene) tutt’altro che benefici che non entrerebbero nei nostri polmoni se non fossero usati?
Andiamo avanti. Quando le polveri grossolane bloccate nel filtro vengono bruciate, il carbonio che ne costituisce la più parte viene ossidato dall’ossigeno sottratto all’atmosfera ad anidride carbonica, ogni molecola della quale ha una massa  3,66 volte maggiore rispetto all’atomo di carbonio da cui deriva. Ed ecco il trucco: le centraline non sono in grado di valutare la massa di un gas e, dunque, il carbonio trasformato in qualcosa di ben più pesante, ma gassoso invece di essere solido, risulta ingannevolmente zero. Il brutto è che ognuna delle particellone carboniose emesse dal motore contiene parecchie particelle molto più piccole di metalli derivanti dall’usura del motore e dagli additivi usati da lubrificanti e carburanti, e queste particelle piccine, naturalmente non combustibili, escono all’aperto. Tanto per chiarire con un esempio, immaginate che la particella di carbonio sia un panettone e le particelle di metallo siano l’uvetta e i canditi. Eliminando la pasta del panettone restano uvetta e canditi. Come già illustrato, purtroppo ognuna di quelle particelline è infinitamente più aggressiva della particella grossolana carboniosa che le conteneva e da cui non sarebbero state liberate senza la combustione avvenuta nel filtro.
Non credo sia necessario dilungarmi sul fatto che non solo noi animali non possiamo respirare l’anidride carbonica (che ha una concentrazione atmosferica in continua crescita), ma quel gas è il principale agente del cosiddetto effetto serra, un effetto che noi italiani ci siamo impegnati a contrastare per poi infischiarci della nostra parola.
Aggiungo, sempre come oggetto di chiarimento richiesto all’assessore Raimondi, che i filtri antiparticolato non sono regolamentati quanto a smaltimento, uno smaltimento a dir poco critico. Insomma, che ne facciamo una volta esaurito il loro compito di truffatori  perfettamente legali?
La mia opinione, caro assessore Raimondi, è che questi marchingegni siano truffaldini. Non solo nulla di quanto uscirebbe comunque viene eliminato, ma se ne aumenta quantità (maggiore consumo di carburante), varietà (additivi) e massa (carbonio che diventa anidride carbonica). Chi è obbligato ad usarli spende quattrini per l’acquisto e per la manutenzione, avendone in cambio cattive prestazioni dell’automobile comprese maggiori spese per il carburante. Se, poi, caro assessore Raimondi, lei avesse qualche nozione di quelle che si chiamano nanopatologie, malattie che comprendono infarti cardiaci, ictus, embolie polmonari, parecchie forme di cancro, aborti, malformazioni fetali e affezioni insospettabili ai non addetti ai lavori come, tra le altre, certe forme di diabete,  forse si metterebbe qualche dubbio. Magari legga qualcosa e vedrà com’è facile pronosticarne un aumento anche e proprio grazie a quei miracolosi congegni che fanno restare a riposo le centraline e, come effetto collaterale tutt’altro che sgradito a qualcuno, convogliano una valanga di quattrini nelle tasche di chi ha le mani in pasta.

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

Buondi. Sono un autoriparatore della provincia di UD. Tutti i problemi sopraelencati sul FAP sono ben conosciuti da anni dalla mia categoria. L'idea del FAP inizialmente è della Peugeot(poi hanno copiato tutti gli altri). L'invenzione aveva il vero scopo di dimostrare all'opinione pubblica che il motore diesel ara un motore pulito, eliminando cosi le tipiche fumate nere che producono i diesel e quindi poter espandere le vendite al grande pubblico titubante ed abituato da sempre ad andare con motori a Benz. Inoltre si crea un nuovo codice a magazzino per vendere un ricambio costoso e di sicura vendita. Sostanzialmente è la classica operazione commerciale dei costruttori di auto a cui importa poco dell'ecologia ma molto il business.
Saluti

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