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sabato 22 ottobre 2011

Vivisezione
Dottor Cagno, subito una domanda molto secca: è indispensabile la vivisezione per la ricerca scientifica?
No. Non solo non è indispensabile, ma è dannosa. Utilizzare animale per la ricerca è un grave errore che storicamente ha provocato solo danni alla salute umana, anche se, fino ad un recente passato, i mezzi di comunicazione di massa hanno taciuto su tutto ciò. Così la gente ha continuato a pensare che la morte degli animali nei laboratori potesse essere di qualche utilità per il progresso scientifico. Nonostante ciò che dicono i vivisettori, il problema è molto semplice: nessuna specie animale può essere un valido modello sperimentale per nessun'altra specie, esseri umani compresi. Quando, ad esempio, dimostro che una sostanza è terapeutica e innocua nei ratti, devo poi comunque sperimentarla sugli esseri umani per capire se veramente ciò che ho visto negli animali si verifica anche nella nostra specie. Infatti prima di commercializzare un farmaco è indispensabile e obbligatorio per legge sperimentarlo anche sui nostri simili. Se la vivisezione fosse scientificamente valida perché bisognerebbe compiere anche la sperimentazione umana?
Un altro problema è l'impossibilità di stabilire a priori la specie animale più simile alla nostra. Basta infatti la presenta o l'assenza di un enzima per cambiare il comportamento di una sostanza passando da una specie ad un'altra e questo non si può sapere a priori, ma solo dopo avere sperimentato sui nostri simili. Credo che per comprendere l'errore che sta alla base della vivisezione e i danni provocati sia sufficiente citare alcuni semplici dati. Il 54% delle sostanze cancerogene, ossia in grado di provocare cancro, per i ratti non lo sono per i topi. Come possiamo sapere a priori se gli esseri umani si comportano come i ratti o come i topi? Il 52% dei farmaci commercializzati negli USA, ossia nella nazione tecnologicamente più avanzata, hanno provocato gravi reazioni avverse che non si erano verificate nei test sugli animali. Tutto ciò provoca la morte ogni anno negli USA di circa 100.000 cittadini.
Come è cambiata la prospettiva del fenomeno negli ultimi dieci anni?

A livello di comunità scientifica purtroppo è cambiata molto poco. Sempre più laureati in materie scientifiche dichiarano la propria avversità alla vivisezione, ma i vertici universitari e le industrie chimico-farmaceutiche rimangono ancorate alle vecchie impostazioni del passato. La società civile, invece, sta dimostrandosi sempre più aperta verso le tesi antivivisezioniste e tutto ciò è la migliore premessa per un cambiamento quanto mai auspicabile, nell'interesse degli animali ma anche degli esseri umani.
Quali sono stati i passi più importanti nei metodi alternativi di ricerca?
Non è mai stata dimostrata la validità scientifica della vivisezione e quindi ritengo che potrebbe essere abolita anche senza la possibilità di sostituirla con alternative. Tuttavia le alternative esistono. Alcune sono molto vecchie, come gli studi epidemiologici che hanno reso possibile l'individuazione di tutti i fattori di rischio per le malattie cardio-circolatorie. Altre sono più moderne, come le colture cellulari che forniscono dati parziali, perché riferiti non ad un organismo in toto, ma comunque veritieri perché prodotti utilizzando materiale biologico (le cellule) della stessa specie per la quale stiamo compiendo la ricerca. Ultimamente poi possiamo contare sui sussidi tecnologiche sempre più raffinati: pensiamo al cosiddetto brain imaging (TAC, RMN, PET), alla clonazione cellulare, alle cellule staminali eccetera. Tutte queste possibilità e altre ancora rendono ogni giorno sempre più indifendibile scientificamente il ricorso agli animali nella ricerca.
Come può un consumatore scegliere e riconoscere prodotti (cosmetici e non solo) che non utilizzano tale pratica nelle fasi di testing?
Per quanto riguarda le terapie, non esistono soluzioni al problema. Tutti i farmaci, ma anche le altre sostanze terapeutiche naturali, sono stati comunque sperimentati sugli animali. Per i cosmetici il discorso è differente. Dal 1976 esiste una direttiva europea che impone di sperimentare i principi attivi dei cosmetici sugli animali. Se quindi vogliamo essere sicuri di non comprare cosmetici testati sugli animali, dobbiamo acquistare prodotti i cui componenti sono entrati in commercio prima del 1976. In quanto alla famosa dizione “prodotto finito non testato sugli animali” bisogna stare molto attenti perché non vi è alcun obbligo di testare i prodotti finiti, ma solo i principi attivi. A questo proposito consiglio la lettura di un libro interessante e utile al tempo stesso intitolato Guida ai prodotti non testati sugli animali di Antonella De Paola (Edizioni Cosmopolis)
Ed uno studente universitario che ha intrapreso studi veterinari o medici può evitare questa pratica?
In Italia esiste una legge (n° 416 del 1993) che garantisce agli studenti ed ai lavoratori il diritto di obiezione di coscienza alla vivisezione per motivi etici. Fino ad ora l'Università ha mantenuto un atteggiamento oscurantista, ostacolando in tutti i modi la possibilità per gli studenti di conoscere questo loro diritto. La legge prevede che non vi sia alcuna forma di ritorsione nei confronti degli obiettori. Inoltre i professori dovrebbero garantire agli studenti laboratori didattici alternativi a quelli che impiegano animali. Ho detto dovrebbero perché in realtà questi laboratori non vengono mai istituiti, poiché creerebbero una cultura alternativa a quella dei vivisettori e questo fatto sarebbe per loro destabilizzante.
Come vede il fenomeno da qui a 10 anni?
VivisezioneOgni anno che passa il fronte antivivisezionista aumenta sempre di più. Internet ha dato la possibilità a tutti di informarsi su un tema come quello della vivisezione per il quale vi era stata, in passato, una assoluta censura da parte dei mezzi di comunicazione di massa. Oggi chiunque ha la possibilità di leggere montagne di documenti che dimostrano i danni prodotti dalla vivisezione sulla salute umana e le atrocità compiute nei laboratori in nome di una falsa scienza, funzionale solo agli interessi di chi la compie. La tecnologia, inoltre, ci sta dando un grande aiuto. Così risulta chiaro a tutti lo scandalo dei vivisettori che impiegano metodi di ricerca vecchi di decenni, quanto non di un secolo. Nell'era della tecnologia avanzata, non può essere giustificata la prosecuzione di test come, ad esempio, il Draize Test nel caso della cosmesi, in cui spalmiamo i cosmetici negli occhi di conigli immobilizzati in apparecchi di contenzione e li teniamo in questa condizione per giorni interi. Oggi anno ogni industria in ogni settore mette sul mercato nuovi prodotti, più belli, più funzionali, più sicuri, ma le industrie dei cosmetici applicato ancora il Draize Test che è stato inventato nel 1944! La gente non è stupida e ora, che grazie ad Internet è finalmente informata, comincia a capire l'inganno a cui è stata sottoposta negli anni passati.
Vuole fare un invito ai nostri lettori di partecipazione all'incontro di Ancona?
Credo che l'incontro del 16 ad Ancona possa essere una interessante occasione, non solo per gli animalisti e gli antivivisezionisti, ma per chiunque abbia a cuore la propria salute. La vivisezione è un metodo di ricerca non scientifico e quindi i pazienti diventano le vere cavie sulle quali i ricercatori compiono le ricerche. Purtroppo ognuno di noi un giorno si ammalerà: abolire la vivisezione significa migliorare la ricerca e quindi avere maggiori garanzie ed opportunità di guarire. Il 16 si parlerà anche di questo.
Note: * Medico chirurgo, psichiatra, autore di testi di bioetica, membro del Comitato Scientifico Antivivisezionista e della Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione.
fonte: peacelink.it


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