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venerdì 23 settembre 2011



Molti addetti ai lavori ritengono che lottare contro la libera circolazione dell'informazione in Internet e' come cercare di mettere cancelli ad un campo. E' quanto cercano di fare le autorita' cinesi, dopo che hanno visto come cresce la popolarita' della Rete e, in modo particolare, dei microblog (servizi di piccoli messaggi), trasformando completamente i modi in cui i cinesi si informano e comunicano. Pechino li vuole e li prende in considerazione per mantenere il controllo che ha su cio' che i propri cittadini possono leggere, vedere e ascoltare rispetto a quando esistevano solo i tradizionali mezzi di comunicazione; perché, nonostante impieghino migliaia di persone per bloccare le pagine web, pubblicare messaggi di posta chiaramente filogovernativi e postare opinioni sui forum, i censori vanno a rimorchio di cio' che circola in Rete. Quando si mettono all'opera, le informazioni sotto forma di commenti, immagini o video, hanno gia' raggiunto molte persone.
Il Partito Comunista Cinese (PCC), temendo l'effetto della diffusione libera delle informazioni sul proprio monopolio di potere, e preoccupato per il ruolo che le reti di microblog e sociali hanno svolto nelle rivolte nei Paesi arabi, ha deciso di dare una svolta al sistema. L'agenzia stampa ufficiale Xinhua ha pubblicato ieri un articolo in cui chiede alle compagnie di Internet, agli organismi di controllo e alla polizia, un maggiore impegno per pulire i vari web dal “cancro” delle dicerie. “Internet e' un importante canale di informazione sociale, di civilizzazione e progresso. Le dicerie danneggiano la Rete e sono un pericoloso cancro”. “Inventare dicerie e' una malattia sociale di per se', e la loro diffusione in Internet rappresenta una grande minaccia sociale. Per alimentare un Internet sano dobbiamo intervenire nel terreno in cui crescono le dicerie”..Il comunicato della Xinhua non e' una direttiva, ma la sua pubblicazione e altri recenti segnali fanno presagire un indurimento della censura. Liu Qi, segretario del PCC nel Comune di Pechino, la settimana scorsa, durante una visita all'Internet provider Sina, ha esortato le imprese del settore perche' rafforzino i controlli e “blocchino la diffusione di informazioni false e dannose”.
La Cina, che con 485 milioni di utenti ha il maggior numero di internauti al mondo, esercita una stretta supervisione della Rete, da cui elimina i contenuti che ritiene siano pericolosi. Ma la rapida crescita e l'accresciuta importanza dei microblog, fanno preoccupare i dirigenti di questo Paese, che sostengono che gli stessi siano utilizzati per diffondere speculazioni e seminare panico e sfiducia verso il Governo. Alla fine dello scorso giugno c'erano 195 milioni di utenti di microblog in Cina, la maggior parte in Weibo, il servizio di Sina, che questo mese ha fatto sapere di aver superato i 200 milioni di iscritti.
Il cuore del problema e' la caduta di fiducia che molti cinesi, soprattutto giovani, ha nei mezzi di comunicazioni ufficiali, al punto che ritengono piu' credibile cio' che si legge nei microblog, anche se la fonte e' sconosciuta, rispetto a cio' che dice il Governo.
I blogger cinesi hanno dimostrato chiaramente la propria potenza nell'ambito dei vari scandali succedutesi negli scorsi mesi, particolarmente nell'incidente di un treno ad alta velocita' a luglio, in cui morirono 40 persone. Gli internauti hanno accusato le autorita' di cercare di nascondere i fatti e, arrabbiati, hanno inondato la Rete con messaggi in cui criticavano la gestione di quell'incidente. A dimostrazione del significato di cio' che era accaduto e del malcontento che ne era seguito, il primo ministro Wen Jiabao, alcuni giorni dopo si e' presentato sul luogo dell'incidente per dimostrare la propria solidarieta' con le vittime, mentre Pechino e' stata costretta a ridisegnare il piano di sviluppo dell'alta velocita'. La reazione degli internauti ha quindi fatto modificare le politiche del Governo.
I dirigenti cinesi chiedono provvedimenti per limitare la crescita dei blog, ma temono che cio' possa produrre una massiccia protesta nella Rete. Per il momento, quindi, stanno facendo pressioni sui provider. La settimana scorsa Sina ha inviato un messaggio ai suoi 200 milioni di utenti, in cui smentiva due notizie pubblicati da due suoi abbonati. Una diceva che la Croce Rossa cinese aveva ricavato benefici economici dalla donazione di sangue, l'altra che all'assassino di una giovane persona non era stata comminata nessuna pena grazie alle conoscenze politiche della sua famiglia. Il provider ha dato anche notizia di aver sospeso per un mese l'account degli utenti che avevano diffuso queste false notizie.
Gli internauti hanno il timore che l'indurimento della censura si rivolga non solo alle “false dicerie” e ad alcune informazioni che non piacciono al Governo, come scandali legati alla corruzione, veri o falsi che siano. Alcuni utenti di Weibo riassumono questa preoccupazione in poche parole: “se si tratta di mettere il silenziatore ad alcune dicerie, diamo il benvenuto ai provvedimenti, ma temiamo che questi provvedimenti non si limitino a questo. La Costituzione garantisce la liberta' di espressione, ma la realta' e' che questa liberta' d'espressione non c'e'. Si prega di contestare questa diceria”.

Fonte: Aduc
articolo di José Reinoso, da El Pais






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