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martedì 16 agosto 2011
Vita dura per i mammiferi marini, la cui stessa esistenza viene messa continuamente a rischio dal contatto più o meno diretto con l'uomo. A denunziare una situazione allarmante è stato un team di studiosi messicani attraverso una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Dallo studio sono emerse le zone fondamentali per le 129 popolazioni mondiali di mammiferi marini. Tali aree, a detta degli scienziati sudamericani, sarebbero essenziali per il mantenimento dell'equilibrio dell'intero ecosistema acquatico. Nonostante ciò, ha spiegato Sandra Pompa dell'Università nazionale autonoma del Messico, il loro habitat è messo sempre più gravemente a rischio dalla noncuranza dell'uomo a causa del traffico commerciale, dell'inquinamento e del supersfruttamento delle risorse del mare. Per l'identificazione di zone vitali per i mammiferi gli studiosi hanno suddiviso gli oceani in aree di 10mila kmq ed esaminato le popolazioni che vivono in ciascuna di esse individuando così nove principali aree oceaniche di conservazione. Ogni zona censita contiene un gran numero di diverse popolazioni di mammiferi, fino a circa 108. Tali aree sono site in prossimità delle coste della California, di quelle orientali del Canada, del Perù, dell'Argentina, dell'Africa nord-occidentale, del Sudafrica, del Giappone, dell'Australia fino ad arrivare alla Nuova Zelanda.
Accanto a queste macro aree sono state individuate anche undici zone più ridotte, che sono le uniche dove vivono determinate specie. Tra queste vi sono le Hawaii, le Galapagos, ma anche il Lago Baikal (Siberia) e alcuni dei maggiori fiumi del mondo, come il Rio delle Amazzoni, il Gange o lo Ynagtze.
Anche il Mediterraneo si qualifica quale zona di particolare interesse per la presenza di numerosi mammiferi marini, le specie segnalate nel Mare Nostrum, infatti, sono ben 21, di cui però, soltanto undici si possono osservare con una certa regolarità nelle nostre acque. Tra queste si trovano la balenottera comune e quella minore, il capodoglio e il delfino comune e la foca monaca. Tanta ricchezza, dovuta ad un habitat naturale particolarmente accogliente, non esclude però la presenza di numerosi rischi che impongono un forte impegno per la salvaguardia della biodiversità.
L'allarme ancora una volta arriva dal Wwf attraverso la voce di Marco Costantini, responsabile del Programma Mare per l'associazione ambientalista. Il Wwf, infatti, non ha tardato a prendere posizione in seguito all'ufficializzazione dello studio messicano ricordando come anche alle nostre latitudini i mammiferi marini siano in pericolo.
«Le prospettive per la vita dei cetacei nel Mediterraneo - spiega Costantini - non sono ottimali: anche se alcune specie non suscitano particolari preoccupazioni, altre, come il delfino comune, purtroppo sono in pessime condizioni».
Le più gravi minacce per i cetacei sono costituite dalla pesca illegale.
«Le reti da posta derivanti, le cosiddette spadare, impattano sui cetacei in una maniera drammatica soprattutto in Calabria e in Sicilia - ha continuato il responsabile Wwf - per questo paghiamo delle multe salatissime alla Comunità Europea». Non bisogna dimenticare, infatti, che tutti i mammiferi marini sono animali protetti a partire dal 1989, grazie a un Decreto Legge della Marina Mercantile, che ne vieta la cattura e la commercializzazione.
«A parte ciò, la prima causa di mortalità per le balene è l'impatto con le navi, per questo motivo il Wwf insieme a Costa Crociere ha creato a bordo delle navi una comunicazione ad hoc che, come l'onda verde del semaforo, serve per informare le altre navi della presenza di balene in superficie». Per cercare di tutelare i delfini invece, a parte combattere la pesca di frodo, sono in corso sperimentazione con dissuasori acustici, chiamati pingers, che emettendo "suoni" fastidiosi che dovrebbero tenere lontani i cetacei dagli attrezzi da pesca evitando così inoltre che la loro presenza possa in qualche modo arrecare danni economici ai pescatori. I delfini infatti potrebbero intralciare le attività di pesca sia sottraendo il pesce dalle reti, sia causando buchi e strappi.
«Sono varie le aree del Mare Nostrum- ha concluso Costantini- dove sono presenti i mammiferi marini oltre al Santuario Pelagos, l'area di mare tra Francia, Italia, Corsica e Sardegna, sono state avvistate colonie di tursiopi (delfini) nell'alto Adriatico, balene nel canale di Sicilia, capodogli nel mar Egeo e perfino delle orche nel tratto di mare tra Atlantico e Mediterraneo». Un vero e proprio patrimonio dunque che va messo al riparo anche dall'inquinamento da liquami e sostanze chimiche, dall'inquinamento acustico, dalla costruzione indiscriminata di porti e porticcioli turistici, che alterano l'ambiente marino costiero e compromettono la stessa catena alimentare. Al contrario la presenza di mammiferi marini dovrebbe trasformarsi in una risorsa per le aree costiere coinvolte attraverso il dolphin-watching ed il whale-watching attività non invasive che, se condotte nel rispetto degli animali e dell'ambiente in generale, possono rivelarsi adeguatamente remunerative.
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