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giovedì 28 aprile 2011
A 25 anni dall’esplosione del reattore nucleare della centrale di Chernobyl, ci si continua a chiedere quanti siano stati realmente i morti. La generazione Chernobyl ha più di 40 anni e ricorda ancora la paura per la nube radioattiva, sa che si è sempre parlato di conseguenze devastanti per l’ambiente e la salute umana a causa delle radiazioni, ma le cifre e le conseguenze sono ancora oggetto di discussione: da allora si continuano a contare i morti e i conti non tornano mai. C’è chi conta i morti diretti, immediati e lo fanno le fonti ufficiali, quelle dell’Onu. Poi, c’è chi conta i morti che ne sono stata la conseguenza di quella prima esplosione, ossia di tutti quelli che poi si sono ammalati, a causa delle radiazioni di tumori e delle leucemie. Ma, a proposito di questi ultimi, che sono la parte più consistente rispetto ai primi, non c’è accordo. Come si dice tecnicamente e anche un po’ ipocritamente: non ci sono evidenze, ossia prove, scientifiche del costo umano.
Le conseguenze delle radiazioni dovute all’esplosione del reattore nucleare a Chernobyl hanno riguardato non solo l’Ucraina, ma anche la Russia e la Bielorussia. Le autorità ucraine hanno stimato che un totale di 5 milioni di persone abbiano sofferto per la castastrofe nucleare. Una buona parte di questi vive ancora nelle regioni contaminate. Secondo Greenpeace la conseguenza della contaminazione radioattiva sono state malattie al sistema immunitario, malattie cardiache, cancro che potrebbero causare ancora tra i 100mila e i 400mila morti nelle tre ex repubbliche sovietiche.
L’Onu riferisce che nel 2005 sono state 4000 le persone morte a causa delle radiazioni.L’UNSCEAR, il comitato scientifico dell’Onu, riconosce solo 31 morti dovute alle radiazioni, avvenute tra tecnici e vigili del fuoco e altre 19 che hanno riguardato i “liquidatori” morti dopo il 2006 per cause diverse.



Perché queste cifre così basse per una catastrofe nucleare che fu subito valutata al 7 livello della scala Ines? Secondo lo studioso e medico Yuri Bandajevski bielorusso, autore di numerose ricerche su Chernobyl le stime dei rapporti ufficiali minimizzano l’impatto della catastrofe sulle generazioni future a causa della pressione delle lobby del nucleare. Ha detto Bandajevski:
Per 25 anni gli apparati statali non hanno fatto altro che nascondere le informazioni a favore delle lobby del nucleare, le più potenti al mondo e che dettano le loro condizioni. Attualmente non si fa nulla per proteggere le persone che vivono ancora nei siti contaminati.
Racconta Valery Pyatnitsky ministro ucraino per l’Economia che:
Il giorno della catastrofe, il 26 aprile 1986, abbiamo festeggiato il 50 ° compleanno di mio padre. Improvvisamente, ha ricevuto una chiamata da Chernobyl e andò per organizzare i soccorsi. Così ho conosciuto la vera storia dall’inizio. Purtroppo, abbiamo ancora difficoltà a provare i problemi causati dalle radiazioni. Chernobyl interesserà molte generazioni. Ci vorranno altri 575 anni per il territorio sia completamente bonificato. Ora, in Giappone le cose sono diverse perché noi facciamo vedere cosa sta succedendo ed è un vero disastro. Spero che le conseguenze dell’incidente in Giappone siano meno pericoloso che in Ucraina.
C’è da dire che il ministro Pyatnitsky invita anche a non abbandonare il nucleare e spiega:
Negli ultimi 25 anni da Chernobyl, abbiamo imparato a non avere paura, ma a essere saggi e cauti. La gente continua a volare con gli aerei, anche se ci stanti incidenti. Il mondo ha imparato tanto dalla catastrofe di Chernobyl ancora di più dalla catastrofe in Giappone. Forse in futuro non ci saranno centrali nucleari in aree che sono potenzialmente minacciate dai terremoti. Ma rinunciare completamente allo sviluppo di energia nucleare non è la decisione più saggia. L’energia nucleare è ancora la meno inquinante.
Evidentemente il capitale umano che ha pagato non conta per nessuno.



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