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martedì 12 aprile 2011

«Il passaggio al livello 7 di pericolosità della centrale nucleare di Fukushima, che sta ad indicare la fusione parziale o totale del nocciolo, equivale ad una dichiarazione di resa da parte della Tepco, che ormai, così come il Governo giapponese, non nasconde più che la situazione è fuori controllo e che non c'è modo di arrestare né la fusione né la contaminazione, anche per chi è lontano dall'area. L'ipotesi peggiore da scongiurare è un'esplosione di idrogeno con l'immissione di forti quantitativi nell'atmosfera». Lo ha detto Sergio Ulgiati, professore di Chimica dell'Università Parthenope di Napoli e membro del Comitato scientifico di Wwf Italia.
«Il rilascio dei radionuclidi di media e lunga durata nell'atmosfera e nell'acqua comporta una grave compromissione della catena alimentare. Un rischio che coinvolge le aree geografiche limitrofe, come ad esempio la Cina e la Corea, ma che in generale, se si considera il commercio globalizzato del cibo, non ha confini. Da qui deriva il principale pericolo. Sappiamo inoltre - continua Ulgiati - che la nube radioattiva è già arrivata in Europa anche se di bassa radioattività. Questo significa solo che il numero delle persone che sarà colpito da un cancro per radioattività sarà inferiore a quello del Giappone, dove sono stati calcolati circa 4mila morti di cancro entro il 2050 a causa dell'incidente di Fukushima. In definitiva possiamo dire che, anche per l'Italia, è impossibile prevedere gli effetti dell'incidente nucleare in Giappone ma possiamo affermare che sul lungo termine di sicuro ci saranno».
Altra criticità è la protezione del reattore. «Come per l'impianto di Cernobyl, occorrerà creare un sarcofago di cemento con un complesso intervento di manutenzione che richiederà diversi mesi, data l'incandescenza del reattore. Ancora oggi, a 25 anni,dall'incidente, il reattore di Cernobyl non è spento e tuttora i tecnici lamentano alcune microcrepe nel sarcofago di cemento che rilasciano lievi fuoriuscite di radiazioni».
«L'aggravarsi dell'incidente di Fukushima - afferma Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia - ci costringe, non solo a fare i conti con un disastro ambientale che si ripercuoterà sulla nostra salute per i prossimi decenni, ma a rimettere in discussione le nostre scelte di politica energetica. Questo  riguarda soprattutto l'Italia che dopo aver detto no all'energia nucleare con il referendum del 1987 ora intenderebbe, con l'attuale Governo, tornare all'atomo. Se il nostro Governo, davanti a questa nuova Cernobyl, non è ancora disposto ad abbandonare davvero l'idea di reintrodurre l'energia nucleare, come invece hanno fatto Paesi come la Germania subito dopo l'incidente di Fukushima,allora l'unica strada è che i  cittadini italiani vadano a votare sì ai prossimi referendum del 12 e 13 giugno per abrogare la legislazione che reintroduce l'energia nucleare in Italia. Le tecniche dilatorie, come la moratoria, sono un inganno».

«La storia dell'industria nucleare è macchiata di silenzi. Sia in Giappone che altrove, l'industria nucleare ha di nuovo cercato di minimizzare il rischio sulle popolazioni colpite da questa tragedia e solo dopo un mese accetta di riconoscere la gravità di quest'incidente: il massimo nella sua scala. - afferma Thomas Breuer, direttore della campagna Energia e Clima di Greenpeace Germania - Tuttavia, il peggio non è ancora passato e mentre si cerca di riportare il reattore sotto controllo potrebbero essere rilasciate ancora molte radiazioni».

Greenpeace ha chiesto già tre settimane fa di classificare quest'incidente con il livello 7, sulla base di uno studio commissionato da Greenpeace Germania al Dr. Helmut Hirsch, esperto di sicurezza nucleare,  La risposta del governo, però, si è dimostrata inconsistente, con la discutibile decisione di una limitata evacuazione delle aree attorno alla centrale. Il team di esperti di Greenpeace continuerà la sua attività di monitoraggio e analisi al di fuori della zona di evacuazione, al fine di valutare i reali rischi per la popolazione e l'ambiente esposti alla contaminazione radioattiva.

«Il governo giapponese finalmente riconosce che la situazione è seria. Adesso deve rapidamente realizzare misure adeguate, come l'evacuazione di donne incinta e bambini dalle aree densamente popolate come le città di Fukushima e Koriyama» conclude Breuer.
Il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli sostiene che «Il disastro nucleare di Fukushima supera quello della centrale di Chernobyl per due ordini di ragioni: il primo è che il livello di radiazioni emesse è superiore visto che sono coinvolti più reattori; il secondo è che mentre per Chernobyl il disastro incideva su un'area con una densità fino a 40 persone per chilometro quadrato mentre la tragedia giapponese riguarda un area con una densità fino a 1000 abitanti per chilometro quadrato. Che a Fukushima si fosse già al livello 7 di gravità era chiaro sin dall'inizio - aggiunge - , come avevano detto i nostri esperti: dopo l'incidente giapponese l'Aiea sarà costretta a riscrivere la scala degli incidenti perché quello che sta accadendo non ha precedenti nella storia del nucleare».

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