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lunedì 14 marzo 2011

La storia di un maestro dei piccoli ricoverati negli ospedali per lunghe terapie

Bernarhd Ruppert è un pedagogo specializzato in un settore particolare dell’educazione. Insegna ai bambini malati di leucemia o di cancro in una clinica di Monaco di Baviera, dove la sua attività permette loro di rimanere in contatto con una parte della loro vita. I giovani pazienti non si augurano nient’altro che tornare presto a scuola, ma non sempre ce la fanno. Una percentuale di loro muore, l’aspetto più difficile del lavoro del signor Ruppert, che ha visto scomparire alcuni dei suoi sollievi dopo il lungo calvario della chemioterapia.

IL PICCOLO DANIEL
La Süddeutsche Zeitung ripercorre una giornata insieme all’insegnante bavarese, un pedagogo in precedenza attivo presso un centro di riabilitazione psichiatrica per adolescenti. Il signor Ruppert incontra il suo primo allievo all’ospedale, il piccolo Daniel, un nome cambiato dalla SZ per ragioni di privacy. Il piccolo Daniel ha finito da poche ore il suo ciclo di chemio, e il bambino con la testa calva ed un pigiama blu si concentra sul suo libro di matematica. Scrive a matita sul suo quaderno colorato, concentrato e sorridente. Appena finisce il compito assegnato dal suo insegnante, Daniel sorride a Bernahrd, che gli comunica con uno sguardo soddisfatto il buon esito dell’esercizio, facendo brillare gli occhi del piccolo malato. Daniel ha 12 anni, e da due mesi è ricoverato all’ospedale von Haunersches di Monaco di Baviera per curare la sua leucemia. Il suo futuro è incerto, ma fino a che sarà in ospedale continuerà a studiare, così da poter riprendere una vita normale se supererà il ciclo di cure.

L’INSEGNANTE DEI MALATI GRAVI
Il suo insegnante ha 53 anni, e lavora per la scuola per i malati di Monaco, un’istituzione statale che assiste i giovanissimi ricoverati per gravi malattie. Nella capitale della Baviera ci sono 22 insegnanti che svolgono questa attività. Daniel è contento delle sue lezioni, a differenze del successivo allievo di Bernhard Rupper. Il piccolo Lukas ha il camice tirato su fino al mento, e ha la testa appoggiata ad un elefante di peluche. Bernhard gli chiede come va, ma il piccolo non risponde. E’ da pochi giorni in ospedale, e non ha ancora capito la gravità della sua malattia. E’ ricoverato anche lui per leucemia, e dovrà rimanere nella clinica per almeno otto mesi. Lukas preferisce non parlare e rimanere da solo, ed il suo insegnante lo saluta, dicendogli che presto ritornerà a trovarlo. Ruppert non si preoccupa del rifiuto, all’inizio è sempre così per i piccoli appena ricoverati, col tempo apprezzano la lezione come momento di svago e di sfogo.

UN LAVORO NORMALE
Bernhard Ruppert ha due bambini e ha lavorato 22 anni come pedagogo per un reparto di psichiatria. Assisteva ragazzi con problemi di schizofrenia, fobie e disturbi alimentari. Quando è entrato in contatto con la scuola per bambini malati ha deciso di cambiare posto di lavoro. Insegna all’ospedale per bambini Haunerschen da circa tre anni insieme a tre colleghe. Spiega ai giovanissimi malati le principali materie scolastiche, fornendo loro un insegnamento molto simile a quello dei loro precedenti istituti di formazione, e solo per materie come  contabilità arrivano insegnati da altre cliniche o dall’esterno. Le ore di lezione vengono impartite vicino al letto dell’ospedale, nella camera in comune che si trova nel loro reparto di ricovero oppure per videoconferenze. Tra i compiti del pedagogo baverese non c’è solo la lezione, ma anche il contatto con la scuola di provenienza del paziente.

STORIE TOCCANTI
Dopo che il bambino malato guarisce e ritorna a scuola, la presenza del signor Bernhard  è ancora essenziale, come evidenziato da una storia che coinvolge un suo ex allievo. Il piccolo Florian dopo il lungo periodo di ospedale era tornato nella sua vecchia classe, ma era isolato dagli altri bambini, che non lo sopportavano per i suoi racconti. Il piccolo era riuscito a superare dopo molte fatiche la chemioterapia, ma era ossessionato dalla sue esperienza, e voleva condividerla con i suoi compagni di classe, che però non avevano la pazienza di ascoltarlo. Il pedagogo  è tornato a trovare il suo piccolo allievo, e ha spiegato ai suoi compagni di classe le sofferenze che ha passato. Grazie a lui ora Florian è accettato dagli altri che sono diventati suoi amici. “Non mi sento un eroe”, confessa il signor Ruppert, che rimarca come insegnare ad una classe di 30 bambini sia un compito altrettanto essenziale e difficile. “E’ difficile accettare la morte dei mie allievi, perché un sesto di loro muore in media, e questo fa male. Ma è così anche per i medici o gli infermieri, bisogna accettarlo. Ed il contatto con i miei Kids è così stretto, mi affeziono e ci sono momenti impagabili. Una giovane ragazza di nome Nicole ha fatto due prove della maturità nella clinica, dopo che la malattia l’aveva colpita proprio durante gli esami. Nicole ha fatto le ultime prove nella stanza di isolamento, ed ora che è migliorata ha iniziato a fare l’università

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