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mercoledì 23 marzo 2011

La verità arriva a freddo e fa ancora più male. Si scopre dodici giorni dopo, e non è nemmeno più rabbia o indignazione. È molto di più. La vedi negli occhi della gente terrorizzata, che corre a farsi i test, che dà ai figli pastiglie di iodio contro il cancro alla tiroide. Oggi si sa: il disastro nucleare di Fukushima poteva essere evitato. Bastavano i controlli di routine, le carte in regola e ora, quella maledetta centrale avrebbe retto. Non ci sarebbero stati quei reattori impazziti, né l’incubo fusione. E soprattutto ora, là, non ci sarebbero quei 180 martiri corsi a spegnere gli incendi. Alla fine la Tepco, l’agenzia responsabile della centrale nucleare, ha ammesso: «Abbiamo falsificato i rapporti sulla sicurezza degli impianti». Per il Giappone è lo choc più grande.

 La verità detta così suona come il peggiore dei tradimenti. Arriva e delude quel senso di lealtà e di dovere che il popolo giapponese si porta nel cuore. Una ferita enorme, un disastro nucleare pari solo a quello di Chernobyl, che fa scivolare il Paese in un incubo contaminazione che si attacca sui cibi, sulla gente. È preoccupata l’Ue che ora nel consiglio straordinario dice che i «controlli si faranno in base a standard molto elevati». Anche il mare è sporco di iodio radioattivo. Un Paese in ginocchio e distrutto, che all’economia costerà 235 miliardi di dollari, il 4 per cento del Pil del Paese.

Eppure sulla Tepco c’erano già stati diversi problemi in passato. Nel 2002 la compagnia elettrica dovette fermare temporaneamente i suoi 17 reattori nucleari, tra cui quelli di Fukushima, per aver falsificato i rapporti. Era solo l’inizio. Questa volta è il 28 febbraio, appena due settimane prima del terremoto, quando la Tepco fa partire un rapporto all’Agenzia per la sicurezza nucleare. Qualcosa non funziona. Il governo aveva chiesto assicurazioni dalla società per assicurarsi che le pratiche per la sicurezza erano state applicate. Anche l’Agenzia per la sicurezza vuole vederci chiaro e chiede spiegazioni. Mancano verifiche importanti ad alcune parti degli impianti nucleari e alcune valvole da cambiare non vengono sostituite. A rileggere l’informativa vengono i brividi: all’appello delle ispezioni mancano ben 33 pezzi dei 6 reattori non controllati, tra cui un motore e un generatore di energia del reattore numero 1. La compagnia aveva assicurato d’aver verificato i pezzi e i reattori. Ma non era vero.

All’appello manca anche una valvola di controllo della temperatura che non è stata ispezionata per 11 anni., ma i tecnici dichiaravano il contrario. Poi l’ammissione della Tepco al governo. L’ordine alla Tepco era stato quello di correggere la sua condotta e di preparare un nuovo piano di manutenzione entro il 2 giugno. Nessuno però stava prevedendo il terremoto che si è abbattuto dieci giorni dopo sul Paese. La catastrofe dell’11 marzo ha provocato l’arresto dei sei reattori della centrale Fukushima, interrompendo l’alimentazione elettrica, ha messo in panne i generatori diesel d’emergenza e ha bloccato i sistemi di raffreddamento dei reattori. Da questo, sono seguiti una serie di incidenti a catena. «Non è possibile dire in quale misure le mancanze constatate sulla manutenzione e il controllo degli impianti abbia influenzato l’escalation di problemi partiti dal sisma», dice ora l’agenzia. Arriveranno le inchieste, le verifiche. Ma ora sono solo parole vuote.

fonte: "Il Giornale"

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