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martedì 15 marzo 2011
Archiviato, in prima battuta, l'esposto alla Procura dela Repubblica di Torino contro il progetto dell'inceneritore del Gerbido a Torino. Tale documento era stato presentato e firmato dal Comitato RifiutiZero torinese il 13 aprile 2010 in quanto preoccupati per questa nuova tipologia di impianto per l'incenerimento dei rifiuti.
In modo particolare si evincono dall'esposto le preoccupazioni riguardano l'analisi delle ricadute degli inquinanti atmosferici, la qualità dei suoli, delle acque sotterranee e della acque superficiali, la caratterizzazione del clima acustico e l'indagine epidemiologica complessiva, già stati oggetto di studio e di valutazione nel 2006 sia dalla Provincia di Torino che dall'ARPA Piemonte.
«Dai dati sopra riportati emerge sotto il profilo ambientale, una situazione dell'area in cui sarà ubicato l'inceneritore del Gerbido pesantemente compromessa – scrivevano preoccupatissimi quelli del Comitato RifiutiZero nel'esposto - sia per quanto riguarda il rispetto dei valori limite delle emissioni previsti dalla normativa nazionale e comunitaria per la tutela della salute umana, sia sotto il profilo epidemiologico.
Essendo questa la situazione attuale, anche soltanto l'aumento del traffico automobilistico per il trasporto dei rifiuti all'inceneritore comporterà, verosimilmente - senza considerare le consistenti emissioni dell'impianto- un notevole aumento dell'inquinamento dell'area».

Lo studio dell'ARPA, ad esempio, riportava l'aumento in modo statisticamente significativo nell'intera area di decessi di adulti maschi «a causa di tumori maligni alla pleura e mesoteliomi pleurici e peritoneali – si legge nel'esposto - Nel Comune di Collegno i decessi raggiungono 2,6 volte il valore atteso». Così come nei Comuni di Beinasco e Grugliasco risultano decessi di donne adulte «rispettivamente 3,17 volte e 2,22 volte la media regionale. Inoltre, i decessi per tumori del polmone risultano aumentati del 14% in tutta l'area; mentre la mortalità derivante da malattie croniche dell'apparato respiratorio risulta aumentata del 7%, rispetto ai valori attesi per l'intera area».
Per non dire dei ricoveri di maschi e femmine tra zero e quattro anni per malattie dell'apparato respiratorio: essi «sono aumentati del 12% rispetto ai valori attesi nell'intera area» scrivono sempre nell'esposto quelli del Comitato RifiutiZero.
Anche la stessa area del Gerbido dal punto di vista ambientale è pesantemente compromessa «sia per quanto riguarda il rispetto dei valori limite delle emissioni previsti dalla normativa nazionale e comunitaria per la tutela della salute umana – si legge nelle pagine della denuncia alla Procura dela Repubblica di Torino - sia sotto il profilo epidemiologico. Essendo questa la situazione attuale, anche soltanto l'aumento del traffico automobilistico per il trasporto dei rifiuti all'inceneritore comporterà, verosimilmente - senza considerare le consistenti emissioni dell'impianto- un notevole aumento dell'inquinamento dell'area. Per quanto concerne, più in particolare, il trasporto dei rifiuti, occorre rilevare che il progetto dell'inceneritore prevedeva, originariamente, che il 63% dei rifiuti fosse trasportato presso l'impianto di incenerimento per il tramite della ferrovia e che soltanto il rimanente 37% dei rifiuti - a cui dovevano aggiungersi le ceneri fly ash ed i reagenti esausti - fosse trasportato su strada».
Nel documento di denuncia i firmatari scrivono anche che «dalla documentazione relativa al progetto dell'inceneritore del Gerbido, dalle deliberazioni adottate dai vari Enti e dalle norme colà richiamate, si può evincere che tanto la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, quanto il Regolamento Europeo n.850/04, di attuazione della predetta Convenzione, non hanno trovato applicazione nel caso di specie. (...) In particolare, nell'allegato A alla Convenzione di Stoccolma e nell'allegato I al Regolamento n.850/04 è contenuto l'elenco delle sostanze nocive di cui si vietano la produzione e l'uso intenzionali, mentre nell'allegato C alla Convenzione e nell'allegato III al Regolamento n.850/04 sono elencate le sostanze dovute alla produzione non intenzionale (sostanze tutte emesse anche dagli inceneritori e non eliminabili dal processo di incenerimento) soggette ad un regime di riduzione ed eliminazione dei rilasci.
Negli anzidetti elenchi compaiono, tra le altre, due sostanze, i policlorobifenili (PCB) e l'esaclorobenzene (HCB), che risultano, entrambe, non considerate nello Studio di Impatto Ambientale dell'inceneritore del Gerbido».
In ultimo i ricorrenti nell'esposto archiviato dalla Procura dela Repubblica di Troino scrivevano anche a proposito delle acque di quela zona dicendo che «non risulta, per esempio, considerata la presenza del torrente Sangone, che scorre nelle vicinanze dell'impianto e dal quale l'Acquedotto Municipale di Torino attinge l'acqua, né la relazione idrogeologica, da cui emerge il rischio di inquinamento delle falde più profonde», mentre ancora segnalano che «manca altresì un programma di informazione per la popolazione circa i rischi a cui sarà esposta la salute umana, sebbene tale informativa sia prevista tanto dalla Convenzione di Stoccolma (art.10 - che espressamente prevede la diffusione al pubblico di tutte le informazioni disponibili sugli inquinanti organici persistenti, sui loro effetti sulla salute e sull'ambiente e sulle loro alternative), quanto dal summenzionato Regolamento Europeo n.850/04 (art.10). Non è dato neppure sapere se le acque di scarico dell'impianto rispetteranno il valore limite di 0,3 nanog/l previsto, per le diossine, dal Dlgs. n.133/2005 (allegato 1, paragrafo D), mancando i relativi dati».

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