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venerdì 25 febbraio 2011

cobas latte e1298486123328 Quote latte: supermulta in arrivo per lItalia. Grazie alla LegaPer difendere una delle lobby che sostengono il Carroccio, il governo proroga la scadenza del pagamento delle multe. E lo fa con i soldi della ricerca

Essere furbi conviene. Soprattutto quando il governo fa di tutto per non punire chi “ci prova”. Nel decreto Milleproroghe si ritorna a parlare di quote latte. Quando sembrava che fosse una questione sepolta dal tempo, ecco che la Lega la rispolvera. Sfruttando il suo accresciuto peso specifico nella maggioranza ha inserito un emendamento al decreto che prevede una ulteriore proroga, per il pagamento delle multe da parte di chi aveva violato il tetto massimo, al 30 giugno 2011, per un valore complessivo di 280 milioni di euro. E a pagare per pochi furbi saranno tutti i cittadini.
Un po’ di storia. Le quote latte vengono stabilite nel 1984 a livello europeo. Si tratta di una soglia oltre la quale gli allevatori possono continuare a produrre latte ma a costo di un tributo molto elevato che di fatto disincentiva una produzione eccedente. Le quote latte si sono rese necessarie per tenere alto il prezzo del latte in modo da favorire gli stessi produttori europei. Ad ogni paese è stata assegnata una quota in base alla produzione dell’anno precedente calcolata sulla cessione di latte dagli allevatori ai trasformatori. All’Italia è stata fissata una quota pari a 8.823 migliaia di tonnellate di latte. Mentre per gli allevatori questo limite appariva troppo stringente, i vari ministri dell’Agricoltura che si sono succeduti negli anni seguenti hanno di fatto incentivato il superamento della quota, spiegando che sarebbe stato il Paese ad accollarsi il costo delle “multe”. Questa politica che strizzava un occhio a chi violava la normativa europea, è proseguita fino al 1995, quando la Finlandia, nuovo membro della Ue, ha sollevato la questione di fronte alla Corte di Giustizia. Gli allevatori che avevano sforato, quindi, sono stati costretti a versare il dovuto. Dopo anni di proteste e di rinvii, nel 2003 si giunse ad un compromesso tra Roma, Bruxelles e gli allevatori: le “multe” sarebbero state pagate con una rateizzazione trentennale, senza interessi. Molti allevatori, legati alle principali associazioni di categoria, hanno accettato, mentre una parte minoritaria (541 produttori di latte) ma non ininfluente (i cosiddetti Cobas del Latte) tutt’oggi si rifiuta di versare il dovuto.

Ora è l’Italia a rischiare una multa. Se il decreto dovesse essere approvato con l’emendamento “incriminato”, l’Italia rischia “l’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea”, come spiega il ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan. Il nostro Paese sarebbe costretto a pagare una salatissima multa (un miliardo di euro, secondo alcuni analisti) per venire incontro a quegli allevatori che rappresentano in alcune aree agricole del nord il nucleo fondamentale della base elettorale leghista. Ma al danno si aggiungerebbe la beffa. Lo stesso ministro Galan è convinto che tutto ciò “minerebbe la credibilità che attualmente ha il nostro Paese in Europa”. Così, la stessa posizione del ministro a livello europeo “risulterebbe assai indebolita se passasse l’ennesima ‘furbata all’italiana’, volta a premiare chi non rispetta le normative comunitarie”.
Tutti contro l’emendamento. Oltre al ministro, sono contrarie all’emendamento le principali organizzazioni agricole, Coldiretti, Confagricoltura e Cia e, come era prevedibile, i parlamentari dell’opposizione. Per Ernesto Carbone del Pd si tratta di un “emendamento salva-ladri”. “La proroga delle multe sulle quote latte è del tutto ingiustificata e appare ancora più grave se si considera che nello stesso provvedimento non sono stati accolti importanti emendamenti di interesse agricolo sull’attività delle associazioni degli allevatori e sul gasolio”, sostiene il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori.
Finanziare la proroga con i soldi della ricerca sul cancro. E come se non bastasse, per finanziare la dilazione il governo utilizzerà 5 dei 50 milioni previsti per la ricerca sul cancro. Una contrazione del 10% dei soldi a disposizione nel fondo istituito dalla Finanziaria 2011 per “interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico, allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, alle attività di assistenza, ricerca e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali”. Un danno doppio: ai malati oncologici e agli allevatori onesti che hanno sempre rispettato le quote, nonostante fossero inique.
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