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giovedì 9 dicembre 2010

Dopo lo scandalo il Governo britannico ha ridotto drasticamente i rimborsi per i deputati: dai 113 milioni del 2009 sono passati a 3,5 milioni in 4 mesi. Ma la camera ha presentato una mozione per ripristinare gli antichi privilegi.


Nel regno unito lo scandalo dei rimborsi dei parlamentari ha costretto Londra a prendere provvedimenti, introducendo un forte piano di austerity. Così, in quattro mesi di applicazione, il totale dei rimborsi ammonta a 3,5 milioni contro i 113 milioni di euro complessivi dello scorso anno. In Italia invece nulla cambia. I parlamentari nostrani costano agli italiani tra i 250 e i 350 milioni di euro annui. Anche perché i controlli sono uguali a zero. Basti dire che un onorevole non deve presentare una nota spese, è sufficiente presentare gli scontrini. Insomma, alla Casta Inglese le lezioni servono, a quella italiana no. In Gran Bretagna è bastato lo scoop di un giornale a spingere Westminster a regolare i costi, nel belpaese non è servito un referendum, inutili si sono rivelati dieci anni di scandali e libri che hanno venduto milioni di copie.

I parlamentari d’oltre manica si lamentano dell’austerità introdotta. E hanno presentato una mozione per ristabilire i privilegi. I rimborsi spese faraonici avevano creato uno scandalo con vasta eco all’inizio dell’anno, quando il Daily Telegraph li aveva smascherati e pubblicati. Nel 2009 in totale i politici di Westminster avevano chiesto ai contribuenti 96 milioni di sterline (113 milioni di euro) di rimborsi spese per la loro seconda casa (che può essere nella circoscrizione dove sono stati eletti o a Londra) e per l’ufficio. Indennizzi legittimi (lo prevede la legge), ma esagerati e inappropriati, che avevano fatto infuriare gli inglesi. C’è chi aveva chiesto indietro il costo di un limone, chi di lampadine, chi del cibo per gatti o della macchina per stirare i pantaloni. E chi aveva commesso frodi a tutti gli effetti. Oggi il laburista David Chaytor è diventato il primo parlamentare condannato per crimini penali. Aveva truffato i contribuenti per 20 mila sterline. Si è dichiarato colpevole evitando l’imbarazzo di un processo e la sentenza arriverà il 7 gennaio.

Dopo lo scoop del Telegraph i politici si erano battuti il petto in contrizione, avevano chiesto scusa, David Cameron e Gordon Brown compresi, restituito il maltolto e promesso di guarire la politica dal cancro dell’avidità. Per questo è nata l’Autorità Indipendente per gli Standard Parlamentari (Ipsa), con il compito di disegnare nuove regole, più rigide, e di segnalare ogni eventuale sgarro. L’Ipsa ha appena pubblicato gli indennizzi reclamati nei primi quattro mesi del nuovo governo, in totale 3 milioni di sterline. Bruscolini se si paragonano ai 96 milioni del 2009. Le leggi draconiane funzionano. Ma non piacciono. E per una volta conservatori, laburisti e liberal democratici si sono ritrovati d’accordo su una cosa: vanno cambiate. E hanno approvato alla Camera dei Comuni una mozione che dà tempo all’Ipsa fino al primo aprile per diventare più flessibile.

La mozione è stata proposta dal deputato conservatore (e milionario) Adam Afriyie, che sostiene di immolarsi per i deputati più poveri, costretti a volte a dormire in ufficio. Il nuovo regolamento è troppo complicato, dice, e spinge molti a non reclamare nulla per timore di commettere errori e di essere esposti alla pubblica gogna. Come era successo mesi fa. Quando era saltato fuori che l’allora primo ministro Gordon Brown aveva reclamato oltre 6 mila sterline per il servizio pulizia di casa, che poi aveva girato a suo fratello. E il leader dei Tory David Cameron aveva voluto indietro 700 sterline, spese per sturare il camino. Cifre irrisorie, vero, che forse dalla prospettiva italiana fanno sorridere. Ma per gli elettori britannici sono state sufficienti a provocare indignazione e a far rotolare parecchie teste.

Con la nascita dell’Ipsa tutto era stato dimenticato. E la nuova politica  “spic-and-span” sembrava ormai immune da tali meschinità. Eppure, nonostante l’inasprimento delle regole, non sono mancati i reclami bizzarri. La laburista Gloria De Piero ha chiesto il rimborso di 1 sterlina per un paio di guanti da cucina. Il liberal democratico Bob Russell ha voluto 82 sterline per la carta igienica. Il collega Norman Baker è un pignolo: ha chiesto 54 pence per una bustina di zucchero e 81 pence per un caffé. Paul Burstow, sempre lib-dem, ha reclamato 89 pence per tre pinte di latte e il conservatore Phillip Lee 97 pence per alcuni francobolli. Il più scrupoloso è stato senza dubbio Pete Wishart, dello Scottish National Party, che ha chiesto ai contribuenti di rimborsargli 14 pence per aver guidato per 500 metri. Il conto del premier David Cameron ammonta a 2.600 sterline per l’abbonamento a un servizio di ricerca e statistiche. Il leader laburista Ed Miliband domanda 2.000 sterline per le pulizie dell’ufficio. Mentre il vice leader Nick Clegg è tra gli oltre 70 deputati che non hanno compilato alcun rimborso. Forse troppo timorosi di essere colti in flagrante.

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